CRITICA LETTERARIA E FILOLOGIA

PCAC

STUDI STORICI PIEMONTE E STATI SABAUDI
DISEGNO IN RILIEVO STORIA VICINO ORIENTE
FILOSOFIA QUADERNI DI HENOCH VARIA

 

 

Recensioni al libro Einaudiani in corpo minore di Viola Lapiccirella

«Il fatto quotidiano» - Cultura domenica 07/05/2017, di Massimo Novelli


«La crisi Einaudi degli Anni 80: quella scarpa sulla testa a Bollati

“C’è un gruppo di lavoratori” oltre ai dirigenti, scrivono indignati a “Il Manifesto”: sono correttori di bozze, tecnici e redattori della casa editrice torinese di cui ora un libro raccoglie le memorie

Nei saggi dedicati alle vicende dell’Einaudi, così come nei ricordi di alcuni dei protagonisti, non si fa mai cenno a chi è stato “alle dipendenze” dello Struzzo, dai correttori di bozze, ai redattori, agli addetti all’ufficio tecnico, come soldato senza gradi: i lavoratori della casa editrice, insomma. Quelli che, durante la crisi finanziaria degli anni Ottanta, lottavano per il posto di lavoro. Donne e uomini che, nel 1983, scrivevano a «Il manifesto»: “C’è un gruppo di lavoratori e c’è un gruppo di dirigenti. I lavoratori difendono i loro posti di lavoro. I dirigenti, previ accordi con l’Unione industriale, tendono a salvare l’impresa attraverso tagli dell’organico”.
A questo vuoto di memoria, che è la storia a senso unico dell’impresa fondata nel 1933 da Giulio Einaudi, sopperisce ora Viola Lapiccirella, che, tra gli anni ’70 e i primi ’80, ha lavorato nell’ufficio preparatori e nell’ufficio correttori della casa editrice torinese. Per Silvio Zamorani, editore di Torino, ha appena pubblicato Einaudiani in corpo minore (pagg. 113, euro 15), che raccoglie “sogni sulla casa editrice, conversazioni sui libri in preparazione, disegni e biglietti” di un gruppo di dipendenti, elaborati allora, soprattutto nei mesi del tracollo economico, e rimasti chiusi nei cassetti fino a oggi. Spiega l’autrice, figlia di Renzo Lapiccirella e Francesca Nobili, i due intellettuali comunisti al centro del bel libro Mistero napoletano di Ermanno Rea, che “si parla di un gruppo di correttori (e qualche redattore) dell’Einaudi”, ma “non si parla di loro, ma di quel periodo all’Einaudi attraverso di loro”. Lo si fa con gli “autori, i libri, le assemblee, le chiacchiere d’ufficio, i disegni nati alla scrivania per commentare questo e/o quello, i bigliettini al ‘collega di scrivania’ che non incontravi più perché eri in un turno diverso durante il periodo della cassa integrazione a rotazione”. Anni duri, quelli negli uffici di via Biancamano, in particolare per chi non era un dirigente, un intellettuale “laureato” come i poeti di un verso di Eugenio Montale. Capitava, riferisce Viola Lappicirella, di sognare molto realisticamente che “l’azienda andava a fondo”, “Einaudi piangeva e qualcuno lo abbracciava e piangeva a sua volta. Per raccogliere le lacrime era stato steso un grande lenzuolo nero”. S'immaginava pure che “qualcuno del magazzino mi raccontava di aver preso a scarpate Bollati”. Giulio Bollati, il direttore generale dello Struzzo, “era accanto alla porta e lui accanto alla finestra e gli chiedeva un permesso per il pomeriggio benché ci fosse sciopero. Bollati glielo negava e lui gli tirava una scarpa”. Sogni, ma non solo.
Non si aveva timore, tra correttori e redattori, di esprimere giudizi senza peli sulla lingua, da lettori, e spesso assai poco benevoli, su alcune pubblicazioni. Dei primi romanzi di Andrea De Carlo, per esempio, si dice: “Un fotoromanzo possiede più finezze psicologiche”. E dello scrittore: “Lui è un giovanotto vestito alla moda; gentile. Magari la sua scrittura è antipatica e lui no... – Al contrario di Calvino”. Sul Racconto Italiano di Ignoto del novecento di Carlo Emilio Gadda, curato da Dante Isella, il commento è perentorio: “Che noia che noia che noia, che noia mortale questo signore. Note criptiche a Gadda”. Mentre per i Quaderni di Sociologia, di Franco Leonardi, viene affermato: “Sono a pagina diciotto e ancora non ho capito di cosa parla”. Anche Vittorio Strada, autorevole studioso di letteratura russa e sovietica, è messo all’indice: “Sto leggendo Strada. Una noia! Uno proprio si rende conto che non gliene importa niente. Boh. Poi mette piccoloborghese tutto attaccato, voi lo mettereste piccolo borghese tutto attaccato?”. La smitizzazione dal basso, per così dire, dei sacri nomi dello Struzzo, non risparmia le Cronache torinesi 1913-1917 di Antonio Gramsci, scelte da Sergio Caprioglio: “Ma io mi chiedo: Caprioglio doveva proprio andare a pescare questi articoli che fanno torto solo a Gramsci? ‘Nuova attribuzione’. Mah. Per me, non sono suoi. – Ti è restato un certo mito di Gramsci, eh? – Eh sì. Me l’ha proprio buttato giù...”. Ben pochi passano l’esame dei soldati semplici dell’Einaudi. Uno di questi è Augusto Monti, il professore antifascista, amico e maestro di Cesare Pavese e di tanti altri allievi illustri del liceo Massimo d’Azeglio. A proposito delle sue Lettere a Luisotta si sostiene: “Scrive bene, Monti; poi è pieno di modestia”. E poco dopo: “Certo che avere al liceo un professore così deve esser stata una bella fortuna”. Controstoria della Struzzo, o storia differente, narrata da altri punti di vista, fuori da retorica e mito, Einaudiani in corpo minore è un libro vero e sincero, che, dice l’autrice, ricorda con affetto tutti, “maggiori e minori allineati dalla pialla equa del tempo”.»

 

 

 

Il libro di Silvana Calvo

A un passo dalla salvezza. La politica svizzera di respingimento degli ebrei durante le persecuzioni 1933-1945

ha vinto il

Premio Internazionale Vittorio Foa 2014 della Città di Formia

assegnato il 18 ottobre 2014 all’Auditorium Vittorio Foa, a Formia, a conclusione del Formia Festival #900

( http://www.premiovittoriofoa.it/

http://www.premiovittoriofoa.it/vincitori.pdf )

 

Il libro di Davide Tabor
Il cerchio della politica. Notabili, attivisti e deputati a Torino tra ’800 e ’900

ha vinto il

Premio ANCI-Storia 2014

( http://www.sissco.it/articoli/premio-anci-storia-863/premio-anci-storia-2014/ )

 

Novità

Viola Lapiccirella

Einaudiani in corpo minore

 

Viola Lapiccirella nella seconda metà degli anni ’70 e nei primi ’80 ha lavorato nell’ufficio preparatori e nell’ufficio correttori della Giulio Einaudi. Assieme ad alcuni compagni di lavoro in quegli anni ha elaborato, raccolto e annotato tra chi è stato “alle dipendenze di Einaudi” sogni sulla casa editrice, conversazioni sui libri in preparazione, disegni e biglietti, ritagli di giornale sugli avvenimenti che scandivano la vita e – da un certo punto in poi – le difficoltà dell’azienda. Ora pubblica questi materiali, rimasti chiusi per decenni in cartellette quasi dimenticate, come frutto di un lavoro e di una riflessione collettivi in cui testimonianza del quotidiano, frammenti di impegno politico e partecipazione culturale si intrecciano in modo indissolubile.

15 x 21 cm ISBN 9788871582207 Euro 15,00

Irma Naso
“Magistri, scholares, doctores”.
Il mondo universitario a Torino nel Quattrocento

Il libro ripercorre la storia dell’Università di Torino dalla fondazione nel 1404 fino all’inizio del secolo XVI. Alle difficoltà iniziali segue nel pieno Quattrocento una fase caratterizzata da maggiore dinamismo e stabilità istituzionale, ma sempre alternando fasi più fortunate a momenti di sensibile declino. Per i decenni centrali del secolo i documenti segnalano un incremento del numero delle cattedre che trova riscontro nella crescita della popolazione studentesca. Quei giovani scolari forestieri trasferiti nella Torino tardomedievale ne animano con la loro presenza la vita sociale in vario modo. Ai riti e alle cerimonie di laurea, solenne palcoscenico per maestri e dottori delle tre facoltà, (diritto, arti e medicina, teologia) fanno eco le rivendicazioni da parte del mondo universitario dei tradizionali privilegi fiscali e giuridici. Con il sostegno del potere signorile gli studenti invocano dall’amministrazione comunale soluzioni a problemi concreti, come quello dell’ospitalità, che incessantemente affiora nelle fonti del tempo quale motivo di contestazioni anche vivaci, quando non violente: problemi dell’università dei secoli passati, problemi dell’università di oggi.


Irma Naso insegna storia medievale all’Università di Torino, Dipartimento di Filosofia e Scienze dell’Educazione. La storia dell’università rientra tra i suoi principali interessi scientifici, che riguardano anche la storia della medicina e dell’alimentazione nel tardo medioevo. Dopo alcuni saggi sulle origini e il primo secolo di attività dello Studium generale di Torino, editi nel corso degli anni novanta in momenti successivi e sedi diverse tra le quali la Storia di Torino (Einaudi, 1997), ha curato il volume Alma felix Universitas Studii Taurinensis. Lo Studio generale dalle origini al primo Cinquecento (Università degli Studi di Torino, 2004) per il sesto centenario dell’Ateneo. Ha poi pubblicato fra l’altro il volume Insignia doctoralia. Lauree e laureati all’Università di Torino tra Quattro e Cinquecento (Università degli Studi di Torino, 2008, con P. Rosso). Fa parte del Comitato scientifico della “Rivista di storia dell’Università di Torino” e del Consiglio direttivo del Centro per lo studio della storia dell’Università di Torino - CSSUT.

15 x 21 cm - 166 pp. - ISBN 9788871582146 - Euro 24,00

"Contesti" 3

Cinzia Bonato

Molto più che pazienti. L’ospedale di Pammatone e la popolazione della Repubblica di Genova nel XVIII secolo

Attraverso lo studio dell’Ospedale Maggiore di Genova, Pammatone, e dei suoi assistiti, questo libro parla della complessa relazione esistente tra gli istituti assistenziali di età moderna e la popolazione che vi si rivolgeva. Essa era composta da un’ampia e intensa gamma di scambi: da una parte l’istituto erogava cure e risorse materiali, professionali, culturali, ma dall’altra era proprio l’ampio consenso concesso dalla popolazione a legittimare il suo potere, e a consentirgli di esercitare una funzione cruciale di controllo sociale attraverso la sua magistratura, la sola a potersi incuneare nei recessi più intimi della vita della gente. Le migliaia di cause criminali aperte, soprattutto quelle concernenti il parto illegittimo, e la ricca documentazione riguardante le doti delle “figlie di casa”, le esposte allevate a spese del nosocomio, ci restituiscono uno spaccato vivo dei rapporti di lavoro, delle relazioni affettive e delle mille strategie di sopravvivenza di una città d’antico regime e del suo contado. Attraverso i verbali degli interrogatori è inoltre possibile ricostruire i diversi contesti in cui si svolgeva l’attività lavorativa degli assistiti. Riusciamo così a cogliere la composizione del variegato mondo di relazioni in cui essi erano coinvolti e la diversità dei loro comportamenti, insieme con le più disparate modalità con le quali gli individui si avvicinavano all’ospedale per usufruire delle sue risorse.

Dall’indice generale:

Prefazione di Luciano Allegra
Introduzione
Parte prima Le persone in ospedale
Capitolo primo. Le radici dell’istituzione
Parte seconda La duplice natura dell’assistenza. Contesti professionali e legami con le attività di Pammatone
Capitolo primo. Il quadro sociale
Capitolo secondo. Cogliere un’opportunità. Il parto illegittimo e la legge del 1481
Capitolo terzo. A proposito di rapporti ambivalenti. Gli esposti
Parte terza Controllo sociale e competenza giudiziaria
Capitolo primo. L’autorità giudiziaria di Pammatone
Epilogo. Un tema classico, un nuovo modello per analizzarlo
Appendice. La legge del 1481
Indice dei nomi


Cinzia Bonato è dottoressa di ricerca in storia moderna. I suoi interessi spaziano tra la storia sociale e quelle dell’assistenza, della criminalità, della povertà e del lavoro. Fa parte del comitato di redazione di «Contesti. Rivista di microstoria».Tra le sue pubblicazioni: L’assistenza come risorsa. Il caso genovese (2009); Una riflessione sulla categoria “generazione”. La rinegoziazione del concetto di onore a Genova nel XVIII secolo (2013); La circolazione dell’informazione nel XVIII secolo e il successo della legge genovese sui parti illegittimi (2014); Des familles aux institutions d’assistance médicale : parcours volontaires, parcours obligés (Gênes, XVIIIe siècle) (2014); Sulla storia. Intervista con Giovanni Levi (2014); Le locande della solidarietà (Genova, XVIII secolo) (2015); Dal documento al racconto. La storia tra attività scientifica e divulgazione (2015).

15 x 21 cm - 246 pp. - 12 cartine - ISBN 9788871582122 - Euro 28,00

LABORATORIO DI STUDI STORICI SUL PIEMONTE E GLI STATI SABAUDI

Enrico Stumpo

Dall’Europa all’Italia. Studi sul Piemonte in età moderna

Il volume, corredato da un’ampia introduzione di Paola Bianchi, raccoglie una serie di saggi – oggi di difficile reperibilità – comparsi su riviste e in volumi e presenta uno studio inedito, tuttora ricco di notevoli spunti per gli studiosi della prima età moderna, su Girolamo Federici nel periodo della sua nunziatura nel Ducato di Savoia (1573-1577). Enrico Stumpo, ha dedicato molta attenzione alla storia del Piemonte nei primi secoli dell’età moderna per almeno due ragioni: l’attività svolta dallo studioso, all’inizio della sua carriera, come funzionario dell’Archivio di Stato di Torino, e l’attenzione per una serie di dinamiche economiche, sociali, politiche e culturali tipiche del “modello sabaudo”. Tale modello è stato declinato con uno sguardo costantemente aperto al confronto con la realtà degli antichi Stati italiani ed europei, a dimostrare lo straordinario spettro d’interessi e di contatti dello storico con istituzioni culturali nazionali e straniere. Oltre alla completa bibliografia degli scritti di Enrico Stumpo, non comune per varietà di temi, utilissimo strumento che correda il volume è il ricco indice dei nomi.

Dall’indice:

Introduzione di Paola Bianchi

Scritti di Enrico Stumpo:

Gli aiuti finanziari di Venezia al duca Carlo Emanuele I di Savoia nella Guerra contro la Spagna (1616-1617)
La distribuzione sociale degli acquirenti dei titoli del debito pubblico in Piemonte nella seconda metà del Seicento
Credito privato e credito pubblico. Due esempi diversi di diffusione (Toscana e Piemonte tra ’500 e ’600)
Finanze e ragion di Stato nella prima età moderna. Due modelli diversi: Piemonte e Toscana, Savoia e Medici
I ceti dirigenti in Italia nell’età moderna. Due modelli diversi: nobiltà piemontese e patriziato toscano
A proposito di rifeudalizzazione: il caso del Piemonte
Guerra ed economia. Spese e guadagni militari nel Piemonte del Seicento
Vel domi vel belli. Arte della pace e strategie di guerra fra Cinque e Seicento. I casi del Piemonte sabaudo e della Toscana medicea
Tra mito, leggenda e realtà storica: la tradizione militare sabauda da Emanuele Filiberto a Carlo Alberto
Introduzione alla Nunziatura di Savoia. Il nunzio Federici (1573)

Bibliografia di Enrico Stumpo
Indice dei nomi

Enrico Stumpo (Brindisi 1946 - Firenze 2010), laureatosi nel 1969 a Roma con Rosario Romeo, vinse nel 1971 un concorso per la carriera direttiva degli Archivi di Stato, prendendo servizio a Torino e Firenze. Il suo percorso accademico iniziò presso l’Università di Sassari (dal 1983) e continuò presso l’ateneo di Siena, nella sede di Arezzo (dal 1988). Docente di Storia economica, dal 2001 passò alla cattedra di Storia moderna. Dedicatosi alla storia degli antichi Stati italiani in età moderna, in particolare il Ducato di Savoia, lo Stato della Chiesa e il Granducato di Toscana, è stato autore di una ricca bibliografia, tra cui si possono ricordare la monografia I bambini innocenti. Storia della malattia mentale nell’Italia moderna. Secc. XVI-XVIII (Firenze, 2000), la collana, da lui voluta e diretta, «Guerra e pace in età moderna. Annali di storia militare europea» (Milano, dal 2008), e il nucleo di saggi che stava prendendo corpo dopo l’uscita di Per una storia del mercato dell’arte nell’Italia moderna. Aspetti teorici e problemi di ricerca (in La storia e l’economia, Varese 2003) .

Paola Bianchi, curatrice del volume, è docente di Storia moderna presso l’Università della Valle d’Aosta. Ha dedicato diversi studi alla storia degli spazi sabaudi in antico regime.

Collana “Saggi e studi” 3

15 x 21 cm - 312 pp. - ISBN 9788871582139 - Euro 30,00

Fabio Levi
L’accessibilità alla cultura per i disabili visivi.
Storia e orientamenti


Sono raccolti nel libro diversi scritti, di cui solo alcuni già editi in ambiti specializzati, frutto di una riflessione più che ventennale su come sia possibile consentire alle persone con disabilità visive un migliore accesso alla cultura. Oggi che si ragiona oramai diffusamente di accessibilità for all, un approccio più limitato e specifico può forse sembrare a prima vista riduttivo rispetto al dibattito in corso. In realtà non bisogna dimenticare che, se si è arrivati a proporre una visione più ampia del design finalizzato all’accessibilità, è solo dopo che si è compiuto un lungo percorso maturato nel corso degli anni su terreni particolari; confrontandosi sui problemi concreti vissuti dalle persone affette dalle più varie disabilità, costrette a misurarsi giorno per giorno con i propri problemi specifici. D'altra parte la progettazione di un mondo adeguato alle esigenze di tutti non può non essere intesa se non come una sorta di idea regolatrice, capace di orientare gli sforzi che in tutti gli ambiti si fanno per andare incontro, per quanto possibile, ai bisogni specifici e concreti di ciascuno.
In questa prospettiva è utile dare conto dei risultati che sono stati progressivamente raggiunti e delle riflessioni svolte via via con riferimento alle esigenze dei disabili visivi, sia per offrire un contributo di idee e di soluzioni a domande precisamente situate su un terreno particolare, sia per mostrare la valenza più generale di uno sforzo di ricerca e di sperimentazione chiaramente finalizzato in vari ambiti della comunicazione per e con i non vedenti: musei, esposizioni, nel confronto tra arte e cecità.
Conclude il volume un saggio di Davide Lasagno che ripercorre la storia delle riflessioni su linguaggio e cecità, dagli sforzi di integrazione scolastica dei non vedenti at-torno alla metà del novecento al dibattito sulle teorie del verbalismo degli ultimi decenni.

Indice:
Introduzione
Capitolo 1. Su cecità e comunicazione
Capitolo 2. I musei e i disabili visivi
Capitolo 3. Linguaggio e cecità, di Davide Lasagno
Indice dei nomi

Argomenti del testo:
braille; ciechi; comunicazione plurisensoriale; disabilità; disegno in rilievo; disegno tattile; integrazione scolastica; ipovedenti; museografia; non vedenti; pedagogia; percezione aptica; percezione tattile; percezione visiva; verbalismo.

 

Fabio Levi insegna all’Università di Torino. Accanto al lavoro di storico si occupa dei problemi del rapporto tra cecità e conoscenza, dedicando attenzione soprattutto all’integrazione e all’accesso alla cultura dei non vedenti. Sull’argomento ha pubblicato tra l’altro Un mondo a parte. Cecità e conoscenza in un istituto di educazione (1940-1975); con Rocco Rolli, Disegnare per le mani. Manuale di disegno in rilievo; i libri tattili Torino e La Mole. Storia e architettura; per la collana “Tacto”, con Paola Slaviero, Le figure della geometria piana; per il British Museum Second Sight of the Parthenon Frieze (con Susan Bird e Ian Jenkins).

Davide Lasagno, dottore di ricerca in Storia delle società contemporanee presso l’Università di Torino, si è occupato di di-segno in rilievo con la Tactile Vision onlus e di storia della psichiatria. Ha pubblicato, fra l’altro, Oltre l’istituzione. Crisi e riforma dell’assistenza psichiatrica a Torino e in Italia.

 

17 x 24 cm - 166 pp. - illustrato - Allegata una cartolina con stampa in rilievo - ISBN 9788871582061 - 28,00 Euro

 

"Contesti" 2

Renata Ciaccio

«L’inferno è dirupato»

I valdesi di Calabria tra resistenza e repressione


L’autrice ricostruisce il contesto nel quale vissero le prime generazioni di discendenti dei valdesi calabresi sopravvissuti alla strage del 1561 e costretti ad abiurare. Il libro descrive i modi e i tentativi di resistenza al completo assorbimento nella società più ampia adottati da una minoranza “ridotta” a vivere in un contesto sociale, politico ed economico ostile. Attraverso lo studio di una ampia gamma di fonti si ricostruiscono le strategie per conciliare il mantenimento dei propri tratti originari con l’adattamento alle continue pressioni all’omologazione esercitate dall’ambiente circostante. Nel libro sono analizzate la capacità di inventare escamotage per resistervi, le forme di negoziazione e di compromesso con i poteri locali, l’abilità nel giostrare fra gli interstizi normativi e i conflitti fra i poteri baronali e il ceto ecclesiastico, la tenacia nel voler sopravvivere in quanto gruppo. Al centro dell’indagine stanno la natura e la specificità dei meccanismi di funzionamento di una società di antico regime in un arco di tempo in cui, nel Mezzogiorno d’Italia, la crisi economica e politica aveva indebolito i nuclei dissidenti, giungendo talvolta ad annullarli definitivamente.

Parole chiave: valdesi; ultramontani; calabro-valdesi; Calabria; Montalto; Guardia Piemontese; San Sisto; Vaccarizzo; patronage; testamenti; notai; sistema devolutorio; inquisizione; strage di Guardia e San Sisto; conversioni; domenicani; controriforma

 

Renata Ciaccio insegna Storia economica e sociale dell’età moderna nell’Università della Calabria. Nei suoi studi si è dedicata alla ricostruzione delle dinamiche economiche e sociali nel Mezzogiorno tra Settecento e Ottocento, esaminando in particolare i sistemi di trasmissione dei patrimoni familiari, i meccanismi del credito e dell’usura e il ruolo della donna nella società calabrese.

15 x 21 cm - 190 pp. - ISBN 9788871582092 - 20,00 Euro

Contesti
Rivista di microstoria

Periodico semestrale
ISSN 2284-1954

Formata da un gruppo di storici per lo più giovani, «Contesti» si propone come un esperimento, un tentativo di cogliere la complessità attraverso un’analisi in profondità delle relazioni e degli scambi, spesso nascosti, fra uomini e fra istituzioni. La sua finalità è la ricostruzione di specifici contesti, non necessariamente caratterizzati dalla condivisione di uno spazio definito, ma definiti dalle connessioni, esplicite o sotterranee, di cui si può provare la pertinenza. Ispirata ai metodi della microstoria, «Contesti» intende indagare i fenomeni sociali come esito dell’interazione continua fra scelte personali e strategie politiche, meccanismi economici e circolazione di idee, sistemi culturali e comportamenti individuali. Aperta ai contributi di ogni disciplina, presenta in ogni numero, a cadenza semestrale un corpo di ricerche di prima mano, dedicate a casi di studio che spaziano tanto nel tempo quanto sotto il profilo geografico; una intervista a studiosi che hanno innovato i paradigmi dei loro rispettivi campi di studio; una sezione di discussioni incentrate su un’opera letteraria o cinematografica, o un saggio, che ha scandagliato nuove possibilità d’analisi della realtà sociale.

Created by a group of historians, Contesti is an attempt to better understand social complexity through the analysis of the oft-hidden relationships and exchanges among people, social groups and institutions. In order to address our aim, the journal aims to reconstitute contextual analyses as defined through explicit and implicit relationships whose relevance can be established. Inspired by micro-history, Contesti intends to investigate the nature and the transformation of social phenomena by putting the accent on the continual interaction between personal choices and political strategies, between economic mechanisms and the circulation of ideas, as well as between cultural systems and individual behavior. The review is open to contributions from all disciplines and is made up of three sections: original research, interviews with researchers, and discussions of literature, cinema and essays. Contesti is published twice a year.

Ai nostri lettori Al pari delle altre scienze umane, la storia ha perduto da tempo molte delle sicurezze che ne avevano accompagnato il cammino. Di conseguenza, ha visto diminuire la propria capacità di rispondere alle nuove domande che lo scorrere del tempo pone al passato dell’uomo. È come se fosse rimasta attonita di fronte all’impetuosa trasformazione dello scenario in cui viviamo da qualche decennio. La fine del comunismo, la crisi dello stato-nazione, il presunto tramonto delle ideologie, la globalizzazione, il relativismo culturale hanno messo in crisi le tradizionali gerarchie di rilevanza dello storico, e soprattutto dello storico occidentale. Il quale, oggi, sembra rimanere incerto fra due posizioni, tanto divergenti fra loro quanto sterili. Quella di chi, confondendo ciò che è successo nel passato con le immagini e le conoscenze di ciò che è successo, è rimasto intrappolato nelle sabbie mobili del postmodernismo, finendo così col legittimare qualsiasi memoria parziale e sovrapporre storia e fiction. E quella di chi, disorientato dalla comparsa sulla scena di nuovi attori che rivendicano un loro spazio e pongono domande nuove, si è rifugiato nell’ortodossia d’antan, replicando, magari in forme sempre più raffinate, modelli e procedure di analisi rassicuranti e tradizionali. Sembra dunque di essere immersi nello stadio finale di una delle fasi cicliche della storia della scienza: quella in cui, come ci ha insegnato Thomas Kuhn, si studiano tutte le possibili strade per accordare i paradigmi alla realtà, ma lo si fa in modo sempre più calligrafico. La sensazione è dunque che si continuino quasi meccanicamente ad applicare paradigmi formulati in tutt’altro contesto per rispondere a tutt’altre domande. Così facendo, però, si rischia tra l’altro di incorrere nel peggiore dei difetti della storia: l’anacronismo.
Per uscire dallo stallo, non basta certo eleggere la World History come terreno di studio privilegiato e «nuovo», perché l’allargamento della scala non fa automaticamente uscire la storia dalle secche delle generalizzazioni banali e decontestualizzate. Né serve a molto interrogarci sulla congruenza o sulle anomalie dei metodi ereditati dal passato, come si fa di norma quando i paradigmi cominciano ad apparire inadeguati. Semmai, dovremmo interrogarci sulla congruenza e l’anomalia delle domande che ci poniamo oggi, perché l’attuale crisi della storia sembra scaturire proprio dalla loro natura. Per questo motivo, anziché continuare a produrre rinfrancanti conferme della bontà dello statuto e delle procedure storiografiche vigenti, ci pare più opportuno intraprendere la via della sperimentazione, provando a porre nuovi interrogativi. È proprio questo il compito che ci proponiamo. L’idea di questa rivista non nasce dalla presunzione di indicare paradigmi inediti, ma dalla convinzione che sia indispensabile, oggi, sperimentare percorsi e metodi diversi da quelli consolidati. Ma, soprattutto, porsi altre domande. Non intendiamo tuttavia fare della sperimentazione per la sperimentazione: ovvero proporre una sorta di dadaismo storiografico. Il nostro punto di partenza si ispira piuttosto a una nozione non certo nuova nella ricerca storica: quella di contesto, avanzata con forza qualche decennio fa da Edward Palmer Thompson e poi ripresa negli studi di microstoria.
Invece che semplice cornice o sfondo nel quale collocare gli eventi, il contesto fu allora immaginato come un «luogo» non necessariamente fisico, ma principalmente relazionale: come un campo di possibilità di comunicazione e di scambio fra individui. Il contesto non era dunque dato, ma si profilava come una costruzione dello storico, come lo stesso Thompson aveva magistralmente indicato in Whigs and hunters, dimostrando la stretta correlazione fra il bracconaggio nelle foreste del Berkshire e dello Hampshire e l’emanazione nel 1723 del ‘Black Act’, una legge che comminando punizioni draconiane a difesa della proprietà privata inaugurava in pratica il passaggio dell’Inghilterra a una società capitalistica. Questo è esattamente il punto di partenza di questa rivista: riflettere sistematicamente sulla pertinenza dei contesti scelti per spiegare i fenomeni politici, sociali, economici e culturali. E dunque cercare di individuare le connessioni, esplicite o sotterranee, fra persone, fenomeni, istituzioni, indipendentemente dalla loro condivisione di uno spazio definito. Ci ripromettiamo in altri termini di indagare sulla multiforme natura dello scambio sociale, senza presupporre l’esistenza di gerarchie aprioristiche quali alto-basso, centro-periferia, locale-globale. Avviarsi in questa direzione comporta il recupero delle discussioni e delle pratiche, per noi fondamentali, della microstoria. Condividiamo infatti fino in fondo la consapevolezza che lo storico, dovendo dare risposte generali a partire dall’analisi di situazioni specifiche, debba mirare a cogliere la complessità dell’esperienza umana mediante un approccio «denso», senza per questo rinchiudersi nella dimensione del villaggio evocata da Clifford Geertz e, soprattutto, senza rinchiudersi negli steccati disciplinari.
Nel panorama ideologico attuale, fatto di generalizzazioni solo apparentemente deboli, questo compito ha anche una valenza politica. La forza del paradigma unico entro il quale il senso comune attuale pensa il mondo, spesso senza saperlo, consiste nel fatto che tutto – presente, passato, futuro – sembra potersi spiegare attraverso la lente di un mercato – come realtà economica e come metafora culturale – privo di attori e ricco di comparse che obbediscono tutte a una logica unica e senza tempo. Solo le magnifiche sorti e progressive del mercato e del capitalismo costituiscono l’ambito all’interno del quale comportamenti individuali e trasformazioni sociali vanno misurati, valutati, studiati. Ne risulta una sorta di impasse cognitiva che impedisce di pensare al di fuori di questo quadro; e quindi di proporre altri percorsi che permettano non solo di considerare lo stato attuale delle cose come uno stato transitorio, qual è, ma anche di mostrare la complessità della vicenda umana come un campo di infinite possibilità che prefigurano futuri diversi.
La rivista riposa su una convinzione ottimista: che la storia e gli storici possano riconquistare un posto centrale nello spazio intellettuale in cui si forma e si diffonde un sapere critico, proponendo le loro competenze non solo e non tanto in termini di semplici «critici delle fonti», di eruditi ferrati nel rintracciare la manipolazione dell’informazione presente e passata, o di commentatori dell’inevitabilità del presente, ma offrendo una visione del passato prossimo e remoto che provi a rispondere alla complessità delle domande poste dal presente con la complessità della ricostruzione di contesti possibili. La redazione

Dall’indice del primo numero (2014, 1):

Anna Beltrami, «Il negotio della donna inspiritata». Una congiura politica nel Piemonte del Seicento
Luciano Allegra, Le trappole della statistica. Una stima dei poveri in antico regime
Cinzia Bonato, La circolazione dell’informazione nel XVIII secolo e il successo della legge genovese sui parti illegittimi
Giorgia Beltramo, La libertà dalla memoria. Il negazionismo del Journal of Historical Review
Interviste:
Per una storia sociale dell’arte: bilanci, esperienze, prospettive. Intervista a Enrico Castelnuovo, a cura di Alessandra Giovannini Luca e Alice Pierobon
Discussioni:
Isa Mascolo, Lincoln di Steven Spielberg. L’uomo, gli uomini, la storia
Lia Viola, Epidemie locali e morali d’oltre oceano. Riflessioni a partire da un libro di Helen Epstein
Francesco Vietti, Il contesto etnografico transnazionale: potenzialità e limiti della ricerca multisituata sulle migrazioni contemporanee

Dall’indice del secondo numero (2014, 2):

Introduzione
Saggi:
Renata Ciaccio Dopo le stragi. La difesa dell’identità sociale dei calabro-valdesi fra Cinque e Seicento
Fulvia Grandizio La negoziazione dello spazio. Storia di un monastero tra Ottocento e Novecento
Davide Tabor Politica e networks. Comunicazione politica e relazioni personali in Italia tra ’800 e ’900
Interviste:
Sulla storia. Intervista con Giovanni Levi a cura di Cinzia Bonato
Discussioni:
Luciano Allegra La formula magica della storia ebraica
Ida Fazio Tempi, spazi, contesti: la storia della famiglia negli anni Dieci del XXI secolo
Barbara Mann Casa interrotta. Spazio e memoria nella trilogia sulla casa di Amos Gitai

Dall’indice del terzo numero (2015, 3):

Introduzione
Saggi:
Marco Bettassa «Voglio andar in Paradiso e farmi catolico». Conversioni valdesi
Salvatore Speziale La guerra dei saperi nell’Africa mediterranea tra la Grande epidemia e l’agonia della peste (fine XVIII-inizi XIX secolo)
Elisa Magalì Tonda Un’insolita sfilata di travetteria. Il mondo di un impiegato di metà Ottocento
Interviste:
Il cinema, la storia e la testimonianza. Intervista a Marco Bechis a cura di Davide Tabor
Discussioni:
Gadi Luzzatto Voghera Una casa nel ghetto
Samira Salimi Teheran, città di bugie?

Dall’indice del quarto numero (2015, 4):

Introduzione
Saggi:
Marta Angela Maria Fabio La seta compra il grano. La sussistenza in una comunità siciliana nel Settecento
Massimiliano Franco Una stagione all’inferno: delinquenti, spostati, barabba. Una forma di devianza di fine Ottocento
Davide Pellegrino Sotto il segno del notabilato. Il radicamento territoriale della Democrazia Cristiana in Salento nel dopoguerra
Interviste:
Parole, persone, incontri e luoghi: il giornalismo tra esperienza e rac-conto. Intervista a Domenico Quirico a cura di Davide Tabor
Discussioni:
Luciano Allegra Non tutto è perduto
Alessandra Giovannini Luca La vita delle fotografie. In margine al catalogo della mostra “Regards sur les ghettos”

Direttore: Davide Tabor


Comitato di redazione: Daniela Adorni, Luciano Allegra, Cinzia Bonato, Monica Martinat, Davide Tabor
Segreteria di redazione: Cinzia Bonato

Primo numero aprile 2014
15 x 21 cm - 208 pp. - ISBN 9788871582078
Secondo numero novembre 2014
15 x 21 cm - 200 pp. - ISBN 9788871582085
Terzo numero luglio 2015
15 x 21 cm - 229 pp. - ISBN 9788871582108

Fascicolo singolo:
Italia:         € 25,00 (privati)
                  € 30,00 (istituzioni)
Estero:       € 32,00 (privati)
                  € 38,00 (istituzioni)

Abbonamento annuo:
Italia:         € 45,00 (privati)
                  € 50,00 (istituzioni)
Estero:       € 60,00 (privati)
                  € 75,00 (istituzioni)

Per abbonarsi alla rivista alle condizioni indicate sopra si può indirizzare richiesta, con tutti i dati per essere contattati e quelli necessari per la registrazione (nominativo se per privato / denominazione e dati fiscali se l’abbonamento sarà intestato a istituzione - ente, biblioteca, centro ricerca ecc. – e recapito a cui inviare i fascicoli) utilizzando
- lettera a Silvio Zamorani editore, corso San Maurizio 25 10124 Torino
- fax al numero 011 8126144
- messaggio di posta elettronica a info@zamorani.com
Verranno indicati nella risposta i dati bancari del conto per il relativo pagamento.

Alessandro Carrieri

Lagermusik e resistenza. Viktor Ullmann e Gideon Klein a Theresienstadt

La città fortezza di Theresienstadt (Terezín in ceco), a pochi chilometri da Praga, divenne un ghetto-lager nazista dal 1941 al 1945. Esistette con una doppia finalità: da un lato fu istituito per rinchiudervi gli ebrei del Protettorato di Boemia e Moravia e successivamente quelli del Reich, e dall’altro fu sfruttato come strumento di propaganda da mostrare alla comunità internazionale, rappresentando positivamente la vita e le condizioni degli ebrei deportati. Al suo interno si svilupparono attività artistiche e musicali, stimolate dalla presenza di numerosi artisti e musicisti tra i più geniali d’Europa.
Questo libro si incentra sul concetto di resistenza e opposizione culturale e politica al regime hitleriano attraverso l’analisi musicale di alcune composizioni create a Theresienstadt. I due musicisti presi in considerazione sono Viktor Ullmann e Gideon Klein; sono state analizzate in particolare la Sonata per pianoforte di Gideon Klein e le Sonate n. 5 e n. 6 per pianoforte e l’opera Der Kaiser von Atlantis oder die Tod-Verweigerung (L’Imperatore di Atlantide ovvero il rifiuto della Morte) di Viktor Ullmann. Si è cercato così di indagare i significati delle scelte estetiche dei due compositori, in modo da cogliervi il pensiero filosofico e il messaggio di resistenza culturale e politica.
Dopo l’Introduzione il libro è diviso in tre capitoli (I. L’azione resistenziale artistica degli ebrei a Theresienstadt; II. Le Sonate n° 5 op. 45 e n° 6 op. 49 di Viktor Ullmann e la Sonata di Gideon Klein; III. Per un’ermeneutica simbolica dell’opera Der Kaiser von Atlantis oder die Tod-Verweigerung di Viktor Ullmann su libretto di Peter Kein); seguono le Conclusioni, in allegato le riproduzioni di vari documenti (manifesti di concerti, pagine degli spartiti) dell’attività musicale a Theresienstadt, un’ampia bibliografia aggiornata dei testi più recenti sugli argomenti trattati e l’indice dei nomi dei personaggi che compaiono nel volume.

Parole chiave: Lager; Shoah; Theresienstadt; Ullmann, Viktor; Klein, Gideon; Kaiser von Atlantis; ghetto; KZ Musik; resistenza; deportazione

Alessandro Carrieri è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi di Trieste. Nel 2010 ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in Filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica presso l’Università degli Studi dell’Insubria. Dal 2007 al 2008 è stato Gastwissenschafter presso il Zentrum für Antisemitismusforschung alla Technische Universität di Berlino. Ha curato con Giuliana Parotto il libro Il pentagramma di ferro. Musica e creatività nei campi di concentramento (Trieste, 2010) e ha di recente pubblicato The Voice of Resistance in Concentrationary Music, in «Political Perspectives» 2013, volume 7 (2).

http://www.cisui.unibo.it/rec/156.htm

cm 15 x 21 - 150 pp. - ISBN 9788871582054 - Euro 24,00

Luca Fenoglio
Angelo Donati e la «questione ebraica» nella Francia occupata dall’esercito italiano

Prefazione di Fabio Levi


Nel dicembre 1942, nella Francia meridionale occupata dagli italiani, Angelo Donati, un banchiere di origine italiana ben introdotto negli ambienti politico-finanziari, si oppose al tentativo delle autorità di consegnare ai nazisti alcune migliaia di ebrei stranieri rifugiati in Costa Azzurra. Gli sforzi che sino alla disfatta italiana dell’8 settembre 1943 egli compì tra Nizza e Roma per salvare tanti suoi correligionari dai campi di sterminio sono ricostruiti da Luca Fenoglio in questo libro. Oltre all’azione di Donati in favore dei perseguitati, il volume, ricco di documentazione inedita, ne ricostruisce anche la biografia, per poi analizzare il ‘mito’ cresciuto attorno a questa eccezionale figura. Attraverso la complessa vicenda di Donati, l’autore giunge così a fare nuova luce su molti dei protagonisti di quel convulso periodo: i funzionari di polizia italiani incaricati di gestire la ‘questione ebraica’ in Francia, i membri delle organizzazioni ebraiche di soccorso, i nazisti impegnati a dare la caccia a Donati, per analizzare infine in modo problematico la presunta protezione italiana degli ebrei nei territori occupati dalla IV armata.

Dall’indice:

Prefazione Fabio Levi
Introduzione
Capitolo primo. La «questione storiografica»
Capitolo secondo. L’ascesa professionale e sociale nella Parigi degli anni venti e trenta
Capitolo terzo. Di fronte alla persecuzione
Capitolo quarto. Donati, l’occupazione italiana e la genesi della protezione degli ebrei
Capitolo quinto. Le résidences forcées : la collaborazione con Barranco
Capitolo sesto. Le résidences forcées: la collaborazione con Lospinoso
Capitolo settimo. Lo sbarco alleato in Sicilia e il progetto per l’ingresso degli ebrei in Italia
Capitolo ottavo. La destituzione di Mussolini e la prosecuzione delle trattative per l’ingresso degli ebrei in Italia
Capitolo nono. Il piano di trasferimento degli ebrei in nord Africa
Capitolo decimo. L’annuncio dell’armistizio e il fallimento del piano di Donati
Conclusioni
Epilogo
Archivi consultati
Fonti a stampa e raccolte documentarie

Bibliografia, Filmografia, Sitografia
Cartine
Indice dei nomi e dei luoghi

 

Parole chiave: Donati, Angelo; IV armata; Francia occupata; Vichy; résidences forcées; St.-Martin-Vésubie;

 

Luca Fenoglio si è laureato in Storia all’Università degli Studi di Torino, dove è stato allievo di Fabio Levi. Dal gennaio 2012, è Ph.D. Student presso la School of History, Classics and Archaeology, University of Edinburgh. La sua tesi di dottorato, finanziata da una borsa di studio triennale della University of Edinburgh, indaga la politica italiana verso gli ebrei nei territori francesi occupati durante la seconda guerra mondiale.

15 x 21 cm - 192 pp., con 3 cartine - ISBN 9788871582009 - Euro 28,00

Alessia Pedio
Costruire l’immaginario fascista.
Gli inviati del «Popolo d’Italia» alla scoperta dell’altrove (1922-1943)

Il «Popolo d’Italia» è il giornale che, dalla Marcia su Roma al 25 luglio 1943, nella sua veste di vetrina ufficiale del fascismo può essere considerato lo «specchio» di un insieme di questioni: dalle aspirazioni e dai contenuti della politica culturale del regime alle strategie per creare il consenso nell’opinione pubblica. Nel libro vengono analizzati i modelli e i paradigmi più diffusi nella rappresentazione dell’ “altro”, dell’ “altrove” e degli italiani stessi, attraverso gli articoli apparsi per lo più in terza pagina. I loro autori (fra cui Mario Appelius, Mirko Ardemagni, Luigi Barzini, Franco Ciarlantini, Mario dei Gaslini, Arnaldo Cipolla, Roberto Suster, Augusta Perricone Violà, Ain Zara Magno, Pier Luigi Barbato) vi divulgarono una “presunzione di conoscenza” racchiusa in immagini schematiche, a volte paradossali o in interpretazioni strumentalmente ideologizzate di fenomeni e realtà che, per la loro lontananza geografica, venivano banalmente percepiti come esotici o inaccessibili all’uomo occidentale. Concepito come una parte non irrilevante del primo grande progetto di educazione nazionale, «Il Popolo d’Italia» permette così di aggiungere un ulteriore tassello all’interpretazione dell’ideologia fascista e contribuisce a far cogliere quest’ultima nelle sue molteplici pieghe e sfaccettature.

Dall’indice:

Introduzione

Capitolo primo. Il «Popolo d’Italia» e la sua terza pagina
Capitolo secondo. Alla ricerca dell’«Hearth of darkness»
Capitolo terzo. Libia ed Etiopia, terre italiane di conquista
Capitolo quarto. In Estremo Oriente
Capitolo quinto. Russia sovietica e Stati Uniti fra modernità e barbarie

Conclusioni

Cartine
Biografie dei principali inviati del «Popolo d’Italia»
Riferimenti bibliografici
Fonti a stampa
Bibliografia

Indice dei nomi

 

Parole chiave:

 

Alessia Pedio, dopo aver conseguito il diploma di perfezionamento in Scienze politiche presso la Scuola superiore di studi universitari e perfezionamento Sant’Anna dell’Università di Pisa, nel 2012 ha concluso un post-dottorato biennale presso il Centre de recherches historiques dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales di Parigi. Tra le sue pubblicazioni La cultura del totalitarismo imperfetto. Il Dizionario di politica del Partito nazionale fascista (1940), Milano 2000 e La divulgazione storica sulla terza pagina de «Il Popolo d’Italia» (1922-1943), «Annali della Fondazione Ugo La Malfa», 2008-2009. Ha curato I volti del consenso. Mass media e cultura nell’Italia fascista, Roma 2004. Attualmente collabora, per la parte di ricerca, alla ristampa anastatica delle opere della casa editrice di Piero Gobetti.

15 x 21 cm - 240 pp., con sei cartine - ISBN 9788871582023 - Euro 28,00

 

Il libro che inaugura una nuova collana di studi prodotti da giovani ricercatori di storia moderna e contemporanea ha vinto il

Premio ANCI-Storia 2014

( http://www.sissco.it/articoli/premio-anci-storia-863/premio-anci-storia-2014/ )

 

Davide Tabor
Il cerchio della politica. Notabili, attivisti e deputati a Torino fra ’800 e ’900
“Contesti”, 1

Tra Ottocento e primo Novecento le trasformazioni sociali cominciarono a modificare il sistema politico dell’Italia liberale; furono gli anni in cui iniziò ad allargarsi il corpo elettorale e dunque si estese la gamma degli interlocutori sociali dei candidati e delle associazioni, e tanto le istituzioni quanto le organizzazioni cominciarono ad affrontare il problema della partecipazione delle masse alla vita politica italiana. Il libro parla di politica “alta” e di politica “bassa”, di persone importanti, deputati, senatori e ministri, di individui comuni, artigiani, operai, membri di associazioni popolari, e di notabili di quartiere. Tra tutti questi attori, infatti, c’erano nessi, contatti e scambi, e la politica di massa sembrava il frutto, più che di una nazionalizzazione o di una mobilitazione dall’alto, dell’interazione tra i vari soggetti che da più parti contribuivano a costruire le organizzazioni e a definire i messaggi politici, in “alto” come in “basso”. Dalle celebrazioni pubbliche alle campagne elettorali, dalla costituzione di associazioni e comitati elettorali l’analisi di Tabor si sofferma così su alcuni protagonisti eminenti della cultura, della politica, dell’impresa e dell’amministrazione nella Torino – e non solo – a cavallo tra i due secoli: tra gli altri Leonardo Bistolfi, Giuseppe Durio, Tommaso Villa, Emilio Sineo, Francesco Crispi, Sidney Sonnino, Edoardo Daneo, Oddino Morgari.

 

Dall’indice:

Introduzione

Parte prima. Morfologia della festa: un modello di comunicazione politica
Capitolo primo. Festa nazionale, festa popolare
Capitolo secondo. Una festa che viene da lontano: notabili locali e associazionismo popolare
Capitolo terzo. La nazione e il quartiere: la storia nazionale nella città industriale
Capitolo quarto. Il problema della ricezione: il pubblico della festa

Parte seconda. Una configurazione di notabili
Capitolo quinto. Sociabilità di quartiere e sociabilità urbana: un modello fluido di politica
Capitolo sesto. Reti di notabili e forme di reinterpretazione della tradizione
Capitolo settimo. Il leader e il gruppo
Capitolo ottavo. Impegno nazionale ed esperienza locale

Parte terza. Alto e basso: la circolarità della politica
Capitolo nono. Elezioni, elettori, candidati
Capitolo decimo. Il comportamento elettorale e le basi sociali delle forze politiche
Capitolo undicesimo. Il modello di proselitismo socialista tra otto e novecento: Oddino Morgari e la propaganda
Capitolo dodicesimo. Militanti e partito

Indice dei nomi

 

Parole chiave: storia delle formazioni politiche; esposizione nazionale del 1898; associazionismo popolare; circoli operai; società operaie; élites politiche; sociabilità; network; reti di notabili; Edoardo Daneo; Giuseppe Durio; Oddino Morgari; partito socialista; partito liberale

Davide Tabor è dottore di ricerca in storia contemporanea e collabora col Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Nei suoi studi si è dedicato in particolare ad analizzare la politica da una prospettiva sociale. Tra i suoi indirizzi di ricerca ci sono: l’adesione e l’opposizione degli individui al fascismo, la partecipazione dal basso alla politica, la relazione tra locale e nazionale nella costruzione delle culture politiche, le politiche pubbliche dell’abitare, le forme di trasmissione dei valori tra le generazioni, la composizione dei gruppi sociali.
Ha pubblicato vari saggi, tra cui: Operai in camicia nera? La composizione operaio del fascio di Torino, 1921-1931 in «Storia e problemi contemporanei», n. 36, 2004; Luoghi della memoria: uso simbolico dello spazio urbano nella periferia torinese. 1880-1906 in «Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino», vol. XVII, 2009; Il popolo alle urne. Un’analisi del comportamento elettorale a Torino tra la fine dell’Ottocento e la Grande Guerra in «Quaderni Storici», n. 1, 2011; L’arte della propaganda. Il modello di proselitismo del Psi tra fine Ottocento e inizio Novecento, in «Contemporanea», n. 4, 2011; Giovani partigiani e legami intergenerazionali. Una mappa generazionale del partigianato torinese in «Quaderni di Storia Contemporanea», n. 53, 2013.

15 x 21 cm - ISBN 9788871582016 Euro 32,00

Antonella Filippi - Lino Ferracin

Deportati italiani a Majdanek

Presentazione di Fabio Levi

«Questo libro intende restituire un nome e una storia ai molti italiani deportati nel lager di Majdanek negli anni della seconda guerra mondiale, contribuendo in tal modo a contrastare, pur nei limiti di un ricordo postumo, la volontà annientatrice dei nazisti, che si abbatté su milioni di vite spezzandole e cancellandone programmaticamente anche solo la più piccola traccia», come si legge nella Prefazione di Fabio Levi al volume.
È il risultato del compito che si sono posti Antonella Filippi e Lino Ferracin, professori a Torino, arrivati nel lager nazista di Majdanek con i loro studenti per un Viaggio della Memoria: rintracciare tutti i prigionieri italiani che passarono attraverso quel campo nella Polonia occupata (e che in gran parte non fecero ritorno). La loro ricerca ha portato, dalle prime analisi dei documenti rimasti e di una copia conservata presso il Museo di Majdanek del Totenbuch – il registro in cui venivano elencati di giorno in giorno i decessi dei prigionieri –, alla scoperta di informazioni sempre più precise sulla vita dei deportati, fino all’incontro più diretto con i loro volti e le loro voci attraverso le memorie conservate in famiglia.
Gli autori al contributo del direttore del Museo, Tomasz Kranz, sulla storia del lager e a quello dell’archivista Marta Jablonska sulla documentazione relativa alla presenza di prigionieri italiani a Majdanek, fanno seguire l’elenco di 227 deportati, ad ognuno dei quali hanno dedicato una scheda biografica con tutti i riferimenti ai documenti che ne ricostruiscono i percorsi attraverso il sistema concentrazionario; in un capitolo specifico – dando conto di alcune importanti scoperte rispetto all’attuale storiografia della deportazione – analizzano i trasporti (dall’Italia e tra un lager e l’altro in Germania e nei Paesi occupati); approfondiscono le vicende di alcune decine di deportati per i quali è stato possibile ritrovare testimonianze più dirette (da lettere, documenti di famiglia e dai ricordi di chi li conobbe); ripercorrono la storia della conoscenza in Italia del lager di Majdanek e infine propongono al lettore le memorie di Carmelo Arno Marino, uno dei pochi che riuscirono a fare ritorno e che ci ha lasciato, in un testo di estrema vivezza, la testimonianza della sua deportazione.

Dall’indice

Prefazione di Fabio Levi
Capitolo 1. Storia di una ricerca
Capitolo 2. Il lager di Majdanek
1. Storia del lager di Tomasz Kranz
2. Gli Italiani nei documenti d’archivio del Museo Statale di Majdanek di Marta Jablonska
Capitolo 3. L’elenco dei deportati italiani nel lager di Lublin-Majdanek
Capitolo 4. Geografia dei trasporti
Capitolo 5. Storie di uomini
Capitolo 6. Che cosa si sapeva di Majdanek in Italia?
Appendice. Memorie di Carmelo Arno Marino
Bibliografia

Gli autori
Antonella Filippi, docente di Lettere in un Istituto superiore di Torino, responsabile del Progetto Memoria della scuola, ha dedicato largo spazio della sua attività didattica all’insegnamento della deportazione. Ha curato l’organizzazione e la preparazione storica dei Viaggi e delle Giornate della Memoria.
Lino Ferracin, docente di Lettere in un Istituto superiore di Torino, ha condiviso tutti i lavori del Progetto Memoria, occupandosi della preparazione storica dei viaggi, di mostre fotografiche nella scuola e presso la Comunità ebraica di Torino (2011) e della conservazione multimediale della memoria dei testimoni.

Vedi anche: http://www.hakeillah.com/3_13_22.htm

 

15 x 21 cm - 304 pp., illustrato - con una cartina - ISBN 9788871581972 Euro 32,00

Milena Beux Jäger
Padre Nostro. Una preghiera ebraica


Tra il 200 a.e.v. e il 200 e.v. la Palestina è sottoposta a sconvolgimenti politici e culturali che si riflettono anche sulla liturgia ebraica. Accanto ai Salmi, in gran parte già redatti ed entrati a far parte della prassi liturgica templare, nascono o si confermano formule e preghiere, atte a sottolineare e a determinare i principi teologici fondamentali per l’identità etnica, politica e spirituale di Israele, minacciata dall’assimilazione alla cultura ellenistica. L’unicità di Dio e del suo popolo, così come la santificazione del Nome divino e la speranza dell’imminente imposizione suo Regno, sottendono le principali preghiere, come la Berakah, lo Schema‘ Israel, la Tephillah o il Padre Nostro, che si sviluppano in questo periodo in seno ai gruppi religiosi attivi, quali i farisei, la comunità di Qûmran, i samaritani, la comunità di Gesù di Nazareth, e che ne riflettono le caratteristiche. Sarà intorno alla metà del I secolo e.v. che esse andranno via via cristallizzandosi, sino a diventare parti fisse della liturgia quotidiana dell’ebraismo rabbinico e della chiesa nascenti.

Milena Beux-Jäger è nata a Torino, si è laureata in teologia presso la Facoltà di teologia Valdese di Roma e ha conseguito il dottorato in ebraistica presso l’Istituto per la ricerca ebraico-cristiana dell’Università di Lucerna (Svizzera), sotto la guida del prof. C. Thoma, con un lavoro sull’antica liturgia ebraica, dal titolo Das Verständnis der Heiligung des göttlichen Namens und des Reiches Gottes in der alten jüdischen Liturgie.

15 x 21 cm - 164 pp. - ISBN 9788871581989 Euro 28,00

Elisabetta Corradini

Il difficile reinserimento
degli ebrei

Itinerario e applicazione della legge Terracini
n. 96 del 10 marzo 1955

In Italia, dal ’38 al ’45, rimase in vigore una normativa duramente discriminatoria contro tutti gli ebrei residenti nel paese, che divenne progressivamente sempre più drastica fino a sfociare nella deportazione e nell’assassinio. Quell’esperienza lasciò un segno indelebile sulla vita dei sopravvissuti e incise in profondità sulla storia del paese nel suo insieme.
La drammatica rilevanza di quegli eventi permette di misurare il clamoroso contrasto fra la loro effettiva dimensione e – a parte pochissime eccezioni – il tono cauto, sfuggente e sommesso con cui se ne discusse nel dibattito parlamentare sviluppatosi intorno alla Legge Terracini del 1955, che avrebbe dovuto offrire un risarcimento alle vittime della persecuzione voluta da Mussolini. L’autrice ne rende conto attraverso le parole dei protagonisti e analizza poi, riportando alcuni casi esemplari, come in sede amministrativa e giurisprudenziale la condizione degli ebrei perseguitati fosse non solo sottovalutata e mal compresa, ma esplicitamente misconosciuta; propone infine un quadro puntuale di quanti furono nei vari periodi, compresi gli anni più vicini a noi, i perseguitati “razziali” riconosciuti meritevoli delle provvidenze stabilite sia dalla legge Terracini nel suo testo iniziale sia dalle leggi di modifica approvate poi.
Il libro offre così uno squarcio illuminante sul modo in cui le diverse culture politiche del secondo dopoguerra si sono misurate con le persecuzioni antiebraiche e con le loro conseguenze di più lungo periodo.

Dall’indice

Introduzione Fabio Levi

Capitolo primo Per i perseguitati politici e razziali
Capitolo secondo Per i “ragazzi di Salò”
Capitolo terzo La svolta delle elezioni politiche del 1953
Capitolo quarto Legiferare a “denti stretti”
Capitolo quinto Perseguitati e persecutori: provvidenze per due opposti fronti
Capitolo sesto La legge Terracini e i perseguitati razziali
Capitolo settimo Un profilo quantitativo: l’applicazione della Legge Terracini

Appendice
Legge 8 novembre 1956, n. 1317
Legge 3 aprile 1961, n. 284
Legge 24 aprile 1967, n. 261
Legge 22 dicembre 1980, n. 932

Indice dei nomi

Elisabetta Corradini si è laureata a Torino in Scienze politiche e ha frequentato il master in Didattica della Shoah presso l’Università di Roma Tre. Dal settembre 2010 fa parte, come rappresentante dell’A.N.P.P.I.A., della commissione ministeriale preposta all’esame delle pratiche avviate in applicazione della normativa risarcitoria a favore dei perseguitati razziali. Ha svolto attività d’insegnamento a Torino e a Roma dove attualmente vive e lavora.

15 x 21 cm - 219 pp. ISBN 9788871581903 Euro 28,00

 

Silvio Zamorani editore

CORSO S. MAURIZIO, 25 - 10124 TORINO ITALY - TEL. (+39) 011 8125700 - FAX (+39) 011 8126144

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