Novità

Morris M. Mottale

Wading Through Conflict. America and the Middle East

This book outlines and develops the past and contemporary threads that run through American policies toward the Middle East at large. The analysis is focused on Washington’s national interests being set in a context that seeks equilibrium between ideological, religious, and territorial conflicts in the area. The more critical and problematic aspects of American foreign policy making derive from the difficulty of Washington’s decision makers to balance American strategic and economic interests with ideational values that in turn clash with the political and religious experiences of the area. As the prospects of conflict resolution in the Middle East become increasingly complex, American foreign policy in the area seems to be faced with ever more critical challenges compounded by terrorism, the Arab-Israeli conflict, religious cleavages, and political instability confronting many of the states in the area.

MORRIS M. MOTTALE is professor of International Relations and Comparative Politics and chair of the Department of Political Science at Franklin College, Switzerland. His main teaching and research interests lie in international relations, comparative politics, Middle Eastern politics, international political economy, strategic studies, and energy. He has taught in the United States, Canada, and England and has been a research scholar at universities across North America, Europe, and the Middle East, including the Harvard Center for Middle Eastern Studies. His books include The Origins of the Gulf Wars, and Iran: The Legacy of the Islamic Revolution both published by University Press of America and Rowman & Littlefield. He is also the author of several articles and reviews on international and Middle Eastern politics. He is also a senior research associate at the International Security Forum in Cyprus and a consultant on international security and energy. He holds a B.A. and M.A. from San Diego State University in California and a Ph.D. from York University in Toronto, Canada.

15 x 21 cm - 160 pp. - ISBN 9788871581996 - Euro 24,00

Digital edition available ISBN 9788871582030 - Euro 6,99:

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Antonella Filippi - Lino Ferracin

Deportati italiani a Majdanek

Presentazione di Fabio Levi

«Questo libro intende restituire un nome e una storia ai molti italiani deportati nel lager di Majdanek negli anni della seconda guerra mondiale, contribuendo in tal modo a contrastare, pur nei limiti di un ricordo postumo, la volontà annientatrice dei nazisti, che si abbatté su milioni di vite spezzandole e cancellandone programmaticamente anche solo la più piccola traccia», come si legge nella Prefazione di Fabio Levi al volume.
È il risultato del compito che si sono posti Antonella Filippi e Lino Ferracin, professori a Torino, arrivati nel lager nazista di Majdanek con i loro studenti per un Viaggio della Memoria: rintracciare tutti i prigionieri italiani che passarono attraverso quel campo nella Polonia occupata (e che in gran parte non fecero ritorno). La loro ricerca ha portato, dalle prime analisi dei documenti rimasti e di una copia conservata presso il Museo di Majdanek del Totenbuch – il registro in cui venivano elencati di giorno in giorno i decessi dei prigionieri –, alla scoperta di informazioni sempre più precise sulla vita dei deportati, fino all’incontro più diretto con i loro volti e le loro voci attraverso le memorie conservate in famiglia.
Gli autori al contributo del direttore del Museo, Tomasz Kranz, sulla storia del lager e a quello dell’archivista Marta Jablonska sulla documentazione relativa alla presenza di prigionieri italiani a Majdanek, fanno seguire l’elenco di 227 deportati, ad ognuno dei quali hanno dedicato una scheda biografica con tutti i riferimenti ai documenti che ne ricostruiscono i percorsi attraverso il sistema concentrazionario; in un capitolo specifico – dando conto di alcune importanti scoperte rispetto all’attuale storiografia della deportazione – analizzano i trasporti (dall’Italia e tra un lager e l’altro in Germania e nei Paesi occupati); approfondiscono le vicende di alcune decine di deportati per i quali è stato possibile ritrovare testimonianze più dirette (da lettere, documenti di famiglia e dai ricordi di chi li conobbe); ripercorrono la storia della conoscenza in Italia del lager di Majdanek e infine propongono al lettore le memorie di Carmelo Arno Marino, uno dei pochi che riuscirono a fare ritorno e che ci ha lasciato, in un testo di estrema vivezza, la testimonianza della sua deportazione.

Dall’indice

Prefazione di Fabio Levi
Capitolo 1. Storia di una ricerca
Capitolo 2. Il lager di Majdanek
1. Storia del lager di Tomasz Kranz
2. Gli Italiani nei documenti d’archivio del Museo Statale di Majdanek di Marta Jablonska
Capitolo 3. L’elenco dei deportati italiani nel lager di Lublin-Majdanek
Capitolo 4. Geografia dei trasporti
Capitolo 5. Storie di uomini
Capitolo 6. Che cosa si sapeva di Majdanek in Italia?
Appendice. Memorie di Carmelo Arno Marino
Bibliografia

Gli autori
Antonella Filippi, docente di Lettere in un Istituto superiore di Torino, responsabile del Progetto Memoria della scuola, ha dedicato largo spazio della sua attività didattica all’insegnamento della deportazione. Ha curato l’organizzazione e la preparazione storica dei Viaggi e delle Giornate della Memoria.
Lino Ferracin, docente di Lettere in un Istituto superiore di Torino, ha condiviso tutti i lavori del Progetto Memoria, occupandosi della preparazione storica dei viaggi, di mostre fotografiche nella scuola e presso la Comunità ebraica di To-rino (2011) e della conservazione multimediale della memoria dei testimoni.

Vedi anche: La Stampa del 21/05/2013

 

15 x 21 cm - 304 pp. ISBN 9788871581972 Euro 32,00

Elisabetta Corradini

Il difficile reinserimento
degli ebrei

Itinerario e applicazione della legge Terracini
n. 96 del 10 marzo 1955

In Italia, dal ’38 al ’45, rimase in vigore una normativa duramente discriminatoria contro tutti gli ebrei residenti nel paese, che divenne progressivamente sempre più drastica fino a sfociare nella deportazione e nell’assassinio. Quell’esperienza lasciò un segno indelebile sulla vita dei sopravvissuti e incise in profondità sulla storia del paese nel suo insieme.
La drammatica rilevanza di quegli eventi permette di misurare il clamoroso contrasto fra la loro effettiva dimensione e – a parte pochissime eccezioni – il tono cauto, sfuggente e sommesso con cui se ne discusse nel dibattito parlamentare sviluppatosi intorno alla Legge Terracini del 1955, che avrebbe dovuto offrire un risarcimento alle vittime della persecuzione voluta da Mussolini. L’autrice ne rende conto attraverso le parole dei protagonisti e analizza poi, riportando alcuni casi esemplari, come in sede amministrativa e giurisprudenziale la condizione degli ebrei perseguitati fosse non solo sottovalutata e mal compresa, ma esplicitamente misconosciuta; propone infine un quadro puntuale di quanti furono nei vari periodi, compresi gli anni più vicini a noi, i perseguitati “razziali” riconosciuti meritevoli delle provvidenze stabilite sia dalla legge Terracini nel suo testo iniziale sia dalle leggi di modifica approvate poi.
Il libro offre così uno squarcio illuminante sul modo in cui le diverse culture politiche del secondo dopoguerra si sono misurate con le persecuzioni antiebraiche e con le loro conseguenze di più lungo periodo.

Dall’Indice

Introduzione Fabio Levi

Capitolo primo Per i perseguitati politici e razziali
Capitolo secondo Per i “ragazzi di Salò”
Capitolo terzo La svolta delle elezioni politiche del 1953
Capitolo quarto Legiferare a “denti stretti”
Capitolo quinto Perseguitati e persecutori: provvidenze per due opposti fronti
Capitolo sesto La legge Terracini e i perseguitati razziali
Capitolo settimo Un profilo quantitativo: l’applicazione della Legge Terracini

Appendice
Legge 8 novembre 1956, n. 1317
Legge 3 aprile 1961, n. 284
Legge 24 aprile 1967, n. 261
Legge 22 dicembre 1980, n. 932

Indice dei nomi

Elisabetta Corradini si è laureata a Torino in Scienze politiche e ha frequentato il master in Didattica della Shoah presso l’Università di Roma Tre. Dal settembre 2010 fa parte, come rappresentante dell’A.N.P.P.I.A., della commissione ministeriale preposta all’esame delle pratiche avviate in applicazione della normativa risarcitoria a favore dei perseguitati razziali. Ha svolto attività d’insegnamento a Torino e a Roma dove attualmente vive e lavora.

15 x 21 cm - 219 pp. ISBN 9788871581903 Euro 28,00

LABORATORIO DI STUDI STORICI SUL PIEMONTE E GLI STATI SABAUDI

Paola Bianchi e Pietro Passerin d’Entrèves (a cura di)

La caccia nello Stato sabaudo
I, Caccia e cultura (secc. XVI-XVIII)

«Quel cavalier ch’ardirà di affrontare gl’animali più fieri ne’ boschi non temerà nei campi di battaglia l’incontro de’ più feroci nemici, sicché possiam concludere che la guerra sia veramente l’arte de’ principi e che la caccia al cervo ne sia la maestra».

Le parole di Amedeo di Castellamonte, scritte nel 1672 nel trattato dedicato a Venaria Reale, «palazzo di piacere e di caccia», evidenziano il ruolo riconosciuto all’arte venatoria nella cultura d’antico regime. Non è casuale che in uno Stato come quello sabaudo la dinastia abbia costruito sul binomio caccia-guerra tanta parte della rappresentazione del proprio potere. Il volume ricostruisce alcuni dei tratti più caratteristici delle espressioni letterarie, artistiche, musicali, architettoniche di un lessico dinastico e politico che era costituito da elementi peculiari, ma che era anche legato a esperienze europee diffuse, come dimostrano in particolare i contributi dedicati alla vénerie e alla chasse royale. La caccia come metafora della guerra, dunque, come esercizio propedeutico per i ceti dirigenti e per i principi, ma anche come criterio di organizzazione dei ranghi di corte e come espressione di un loisir che riservava alla componente equestre un’attenzione non priva di echi sul piano degli scambi commerciali e diplomatici. Sono tutti aspetti affrontati nei saggi contenuti nel volume, che sposano due intenti essenziali di questa collana: sfruttare l’interdisciplinarietà degli approcci e offrire una prospettiva di lungo periodo, necessaria per misurarsi con le dinamiche complesse della società di corte. Intorno alla caccia, che sotto il ducato di Carlo Emanuele II diventò emblema totalizzante dell’apparato iconografico e iconologico concepito per la Reggia di Venaria, fiorirono un codice retorico e un dispiegarsi di cerimoniali, declinati nelle varie residenze, che consentono di seguire lo svolgersi dell’intero antico regime. Nell’Ottocento il declino dell’apparato delle chasses royales e il tramonto della caccia al cervo come momento celebrativo di eventi pubblici avrebbero lasciato il posto a figure di «re cacciatori» ormai lontane dai rituali dei secoli precedenti, segno di una trasformazione dei gusti e della cultura che erano anche frutto di mutate condizioni sociali e di una diversa gestione del territorio.

Indice

Paola BIANCHI - Pietro PASSERIN D’ENTRÈVES
Introduzione

Caccia e cultura curiale

Paola BIANCHI La caccia nell’educazione del gentiluomo. Il caso sabaudo (sec. XVI-XVIII)
Giovanni BARBERI SQUAROTTI La caccia nella letteratura della corte sabauda
PIETRO PASSERIN D’ENTRÈVES Trattati sulla caccia nel Piemonte sabaudo


Caccia, corte e cavalli

Andrea MERLOTTI Il gran cacciatore di Savoia nel XVIII secolo
Paolo CORNAGLIA Architetture equestri: la Cavallerizza di Palazzo Reale e le scuderie di Venaria
Mario GENNERO La rimonta nella scuderia sabauda del Sei-Settecento
Blythe Alice RAVIOLA «A caval donato…». Regali e scambi di destrieri fra le corti di Torino, Mantova e Vienna (secc. XVI-XVII)

Caccia, feste e cerimonie

Franca VARALLO Il tema della caccia nelle feste sabaude nei secoli XVI e XVII
Francesco BLANCHETTI Scene di caccia nel teatro in musica alla corte sabauda tra Sei e Settecento
Giorgio MARINELLO Territorio di caccia: tra rituali di chasse à courre e vénerie royale

Caccia e arte

Clelia ARNALDI DI BALME Jan Miel e la serie delle Cacce per la Reggia di Venaria
Danilo COMINO I ritratti equestri della Sala di Diana alla Reggia di Venaria Reale

Indice dei nomi

Introduzione di Paola Bianchi e Pietro Passerin d’Entrèves Saggi di: Clelia Arnaldi di Balme, Giovanni Barberi Squarotti, Paola Bianchi, Francesco Blanchetti, Danilo Comino, Paolo Cornaglia, Mario Gennero, Giorgio Marinello, Andrea Merlotti, Pietro Passerin d’Entrèves, Blythe Alice Raviola, Franca Varallo.

«Corti e principi fra Piemonte e Savoia», 4

240 pp. 49 tavole f.t. ISBN 9788871581842 Euro 36,00

LABORATORIO DI STUDI STORICI SUL PIEMONTE E GLI STATI SABAUDI

Paola Bianchi e Pietro Passerin d’Entrèves (a cura di)

La caccia nello Stato sabaudo
II, Pratiche e spazi (secc. XVI-XIX)

Il volume segue a una precedente raccolta di saggi, dedicati a Caccia e cultura nello Stato sabaudo (secc. XVI-XVIII), in cui il tema venatorio era stato affrontato con attenzione al contesto storico, letterario e artistico: la caccia era stata intesa, in particolare, come metafora della guerra, strumento di governo, oggetto di raffigurazione artistica e rituale ricco di significati nella società dei gentiluomini e degli «uomini di qualità». In questo secondo volume l’obiettivo sulle «cacce reali» nei territori sabaudi si sposta cronologicamente, arrivando a comprendere il secolo XIX, con l’intento di riflettere sulle pratiche e sul rapporto con il territorio. La dimensione storica entra, così, in dialogo stretto con gli spunti offerti anche dall’archeologia, dalla geografia umana, dalla storia del diritto, oltre che dalla storia dell’arte attenta all’uso concreto dei manufatti. Per approfondire il discorso sulle pratiche, per cogliere cioè peculiarità e ricorrenze, è stata dedicata una sezione ad alcuni confronti nel lungo periodo nella dimensione degli antichi Stati italiani: in particolare con gli spazi estensi, medicei e borbonici.

Indice

Paola BIANCHI Premessa

Pratiche e territorio

Pietro PASSERIN D’ENTRÈVES Dalla vénerie royale alle riserve di montagna. Tecniche e uso dello spazio
Anna Maria PIOLETTI Spazi e luoghi delle cacce reali
Davide DE FRANCO La caccia in Altessano Superiore: partecipazione della comunità e mutamenti negli assetti economici e sociali del territorio
Fulvio CERVINI La caccia rappresentata. Armi di lusso per la corte sabauda
Mario GENNERO Il cavallo da caccia: razze e tipologie
Roberta CEVASCO, Anna Maria STAGNO, Robert A. HEARN Archeologia del lupo. Controllo delle risorse animali nella montagna ligure del XIX secolo

Giurisdizioni

Federico Alessandro GORIA «Venatio est cuilibet permissa de iure gentium». La regolamentazione della caccia nella dottrina del tardo diritto comune
Vittorio DEFABIANI La «Misura Reale»: territori e caccia
Alviero SISTRI I distretti riservati di caccia nei dintorni di Torino nel corso del Settecento

Confronti italiani

Enrica GUERRA La caccia nel territorio estense tra pratica e legislazione nel XV secolo
Stefano CALONACI Nello specchio di Diana. La corte e la riforma della caccia nella Toscana di Cosimo III
Domenico CECERE Cacce reali e cacce baronali nel Mezzogiorno borbonico

Indice dei nomi

Saggi di: Paola Bianchi, Stefano Calonaci, Domenico Cecere, Fulvio Cervini, Roberta Cevasco, Vittorio Defabiani, Davide De Franco, Mario Gennero, Federico Goria, Enrica Guerra, Robert A. Hearn, Pietro Passerin d'Entrèves, Anna Maria Pioletti, Alviero Sistri, Anna Maria Stagno.

«Corti e principi fra Piemonte e Savoia», 5

200 pp. 44 tavole f.t. ISBN 9788871581910 Euro 36,00

Fabio Levi (a cura di)

Gli ebrei e l’orgoglio di essere italiani.
Un ampio ventaglio di posizioni fra ’800 e primo ’900

Il libro, pensato in forma di antologia, intende offrire uno sguardo articolato sul rapporto fra mondo ebraico e processo di costruzione dello Stato unitario, mostrando vari modi di sentire e presentare l’affezione per la patria italiana frutto di condizioni storiche, sociali e individuali diversissime, ma pur sempre confrontabili fra di loro per il fatto di essere situati nel quadro di un processo comune e di avere tutti uno stesso retroterra ebraico.
Per Samuel David Luzzatto, David Levi, Flaminio Servi, Luigi Luzzatti e Amelia Rosselli molto diverso è il rapporto di ognuno con la tradizione e la religione dei padri non meno che con le culture e le condizioni del momento; proprio per questo però si tratta di esperienze che esemplificano in modo straordinariamente vivo la ricchezza dell’incontro fra culture che si realizza in coincidenza con la nascita dell’Italia contemporanea.

Nel volume:

Introduzione di Fabio Levi

Samuel David Luzzatto di Gadi Luzzatto Voghera
Bibliografia

David Levi di Francesca Sofia
Che cos’è l’ebraismo
La Respublica haebreorum

Un ebreo saint-simoniano
La donna
La religione civile dell’Italia unita

Flaminio Servi di Carlotta Ferrara degli Uberti
Religione e patria. Racconto
Gli Israeliti d’Europa nella civiltà. Memorie storiche, biografiche e statistiche dal 1780 al 1870
Ad una giovine sposa israelita. Palpiti e consigli
Il buon senso dell’Alliance e le conseguenze del sionismo
A.F., Un’intervista. Sionista o italiano?

Luigi Luzzatti di Ilaria Pavan

Amelia Rosselli di Tullia Catalan
Introduzione
Cenni biografici
Antologia
Educata al patriottismo
Una severa educazione: di madre in figlia
Il rapporto con la religione ebraica
L’esperienza della Grande Guerra: fra entusiasmi patriottici, dolorosi risvegli, pacate riflessioni
Antifascismo

Indice dei nomi

15 x 21 cm - 168 pp. - ISBN 9788871581880 Euro20,00

Irma Naso (a cura di)

Le parole della frutta.
Storia, saperi, immagini tra medioevo ed età contemporanea

Argomento di studio abbastanza trascurato dalla storiografia, la frutta rivela in questo libro l’importante ruolo che essa assume nei diversi ambiti culturali, indagati in una prospettiva di lungo periodo. Lo studioso potrà ricavarne suggestioni e stimoli per nuove e più puntuali ricerche, mentre il lettore si sorprenderà di trovare risposta a interrogativi e curiosità intorno alle “storie” della frutta.
Attraverso la voce del pensiero medico-dietetico, delle pratiche gastronomiche, della letteratura, dell’arte e della scienza, ma anche attraverso la storia del diritto, della simbologia, della religiosità, sarà possibile riscoprire il significato più autentico di un cibo prezioso: un vero “dono della natura” oggi sempre più spesso sacrificato alle leggi del mercato.

Dall’indice:

IRMA NASO Frutta tra passato e presente. Ricerche pluridisciplinari

Gli alberi e la storia

ALFIO CORTONESI Produzioni e paesaggi dell’arboricoltura italiana medievale
GIUSEPPE GULLINO Alberi da frutto negli statuti comunali piemontesi
ALESSANDRO CARASSALE La coltivazione degli agrumi in Liguria tra tardo medioevo e prima età moderna: varietà e normative di raccolta
FRANCESCO AIMERITO Frutta e piante da frutto nei bandi politici e campestri del Piemonte sabaudo

I saperi e la tavola

GABRIELE ARCHETTI «Parvula poma sumebat». Suggestioni dal mondo monastico
MARILYN NICOUD I medici medievali e la frutta: un prodotto ambiguo
IRMA NASO Frutta e gastronomia. Libri di cucina tra Italia e Francia nel tardo medioevo
MARÍA DE LOS ÁNGELES PÉREZ SAMPER La fruta en la corte española de la edad moderna
ALBERTO CAPATTI Pellegrino Artusi: la frutta, le ferrovie, le conserve

Il racconto e l’immagine

MARINA MONTESANO Frutta avvelenata, frutta stregata
ADA QUAZZA Pomi, fragole, mirtilli… Dai «Tacuina» ai margini dei libri di preghiera
PAOLO ROSSO Tra immagine e testimonianza. La frutta nella letteratura tardomedievale e umanistica
AVE APPIANO Frutta e cibi disposti nella natura morta fiamminga e italiana. Seduzioni estetiche e artifici simbolici

La memoria e la scienza

LAURA PROSPERI Catalogare i pomi nel tardo medioevo. Tracce di classificazioni pre-scientifiche nella tradizione enciclopedica latina
TOMMASO ECCHER La Pomologia artificiale e l’opera di Francesco Garnier Valletti
OSVALDO FAILLA Origine ed evoluzione della biodiversità nelle specie arboree da frutto
ISABELLA DALLA RAGIONE Archeologia Arborea: ricerca e conservazione di vecchie varietà di fruttiferi nel Centro Italia, tra storia, paesaggio e arte

 

Irma Naso insegna storia medievale presso l’Università degli Studi di Torino. Ha pubblicato, tra l’altro, vari saggi in cui la storia dell’alimentazione si intreccia con la storia della cultura medico-dietetica in età premoderna. Presiede il Centro per la storia del-l’alimentazione e della cultura materiale - CeSA.

 

“Fatta eccezione per la viticoltura, la cui importanza economica ha da sempre suscitato l’interesse degli studiosi, la frutta, come soggetto storiografico, non ha per il resto riscosso molta fortuna, forse anche a causa della penuria di testimonianze che ne documentino il consumo. Tanto piú meritorio appare dunque questo volume, che raccoglie gli atti di un recente convegno sull’argomento, organizzato dal Centro Studi per la Storia dell’alimentazione e della cultura materiale di Torino, intitolato alla studiosa Anna Maria Nada Patrone, prematuramente scomparsa. Grazie al contributo di specialisti appartenenti ad ambiti disciplinari diversi, viene delineato un quadro multiforme di tematiche, che affrontano le molteplici chiavi di lettura alle quali l’argomento si presta. Il volume si divide perciò in quattro sezioni, ciascuna dedicata a uno dei numerosi settori d’indagine applicabili alla frutta: quello storico, in primo luogo, comprendente saggi volti a chiarire le origini e la diffusione delle colture frutticole, la loro tipologia, la normativa a tutela della produzione edel commercio e quella concernente le prescrizioni igienico-sanitarie. La seconda sezione tratta dell’impiego alimentare della frutta, e quindi della sua utilizzazione in conserve, alimenti e medicine, con implicazioni riguardanti il pensiero medico-dietetico che, da un lato, considerava la frutta dannosa come alimento e nociva all’organismo, e, per altro verso, ne faceva largo impiego nelle confetture medicinali. I trattati scientifici del tardo Medioevo, infatti, attribuivano alla maggior parte dei frutti, specie se succosi e zuccherini e soprattutto se consumati crudi, varie controindicazioni per la loro facilità a fermentare nello stomaco. Nella realtà quotidiana, però, i libri di cucina utilizzavano abbondantemente questo prodotto, cotto e debitamente manipolato, per numerose ricette. Soprattutto la frutta secca, e le mandorle in particolare, occupavano un ruolo di primaria importanza nei ricettari medievali, utilizzate talvolta nella preparazione di salse, talvolta come componente importante dei piatti di magro, tanto che, durante la Quaresima, si producevano persino ricotta e burro col latte di mandorle, per non parlare degli onnipresenti alimenti in pasta di mandorle. Argomenti della terza parte sono lasimbologia (la mela avvelenata o emblema della tentazione nel Paradiso terrestre, l’uso simbolico della frutta nella letteratura medievale eumanistica) e l’iconografia: dai Tacuina sanitatis lombardi tardo-trecenteschi, in cui è frequente la raffigurazione di alberi da frutto, ai «libri d’ore» quattrocenteschi italiani, francesi e fiamminghi, con cornici ricche di fiori e di frutti dal significato simbolico, o recanti la narrazione delle attività agricole di ogni mese, alle nature morte fiamminghe e italiane come meditazione sulla fragilità e transitorietà dell’esistenza. Il volume si chiude con una quarta e ultima sezione, in cui il soggetto «frutta» viene analizzato dal punto di vista scientifico, sviluppandone i vari aspetti: dalla classificazione vegetale delle specie arboree utilizzate nel Medioevo, a quelle in vigore nell’età moderna, fino all’epoca contemporanea, e alla ricerca e e alla ricerca e conservazione delle varietà frutticole antiche. Vanno segnalate, in particolare, le pagine dedicate alla coltura del pesco, che, originario della Cina, si diffuse in Italia dall’epoca romana (I secolo d.C.)”.
Maria Paola Zanoboni, in «Medioevo», febbraio 2013.

17 x 24 cm - 256 pp. - 16 tavole f.t. a colori - ISBN 9788871581941 Euro 36,00

Milena Beux Jäger

Padre Nostro
Una preghiera ebraica

Tra il 200 a.e.v. e il 200 e.v. la Palestina è sottoposta a sconvolgimenti politici e culturali che si riflettono anche sulla liturgia ebraica. Accanto ai Salmi, in gran parte già redatti ed entrati a far parte della prassi liturgica templare, nascono o si confermano formule e preghiere, atte a sottolineare e a determinare i principi teologici fondamentali per l’identità etnica, politica e spirituale di Israele, minacciata dall’assimilazione alla cultura ellenistica. L’unicità di Dio e del suo popolo, così come la santificazione del Nome divino e la speranza dell’imminente imposizione suo Regno, sottendono le principali preghiere, come la Berakah, lo Schema‘ Israel, la Tephillah o il Padre Nostro, che si sviluppano in questo periodo in seno ai gruppi religiosi attivi, quali i farisei, la comunità di Qûmran, i samaritani, la comunità di Gesù di Nazareth, e che ne riflettono le caratteristiche. Sarà intorno alla metà del I secolo e.v. che esse andranno via via cristallizzandosi, sino a diventare parti fisse della liturgia quotidiana dell’ebraismo rabbinico e della chiesa nascenti.

Dall’indice:

Introduzione
Capitolo 1. La liturgia ebraica al volgere dell’eone
1.1 Cenni storici
1.2 Cenni sulla ricerca
Capitolo 2. I luoghi di culto e la loro liturgia
2.1 La liturgia al Tempio
2.2 La liturgia della sinagoga
2.3 Il bejt-midrasch
Excursus: Il rapporto maestro/discepolo
2. 4 Conclusioni
Capitolo 3.Generi di preghiera
3.1 La preghiera pubblica
Excursus I: La santificazione del Nome
Excursus II: Il Regno di Dio
3.2 La preghiera privata
3.3 La preghiera del bejt-midrasch
3.4 Conclusioni
Capitolo 4. Il Padre Nostro
4.1 Versioni e Recensioni
4.2 La lingua del Padre Nostro
4.3 Il Padre Nostro e le preghiere contemporanee
4.4 Conclusioni
Appendice
Qaddisch
Tephillah (Schmone ‘esreh, 18 Benedizioni), versione palestinese
‘Alejnû leschabbeach
Bibliografia

Elenco dei passi citati


Milena Beux-Jäger è nata a Torino, si è laureata in teologia presso la Facoltà di teologia Valdese di Roma e ha conseguito il dottorato in ebraistica presso l’Istituto per la ricerca ebraico-cristiana dell’Università di Lucerna (Svizzera), sotto la guida del prof. C. Thoma, con un lavoro sull’antica liturgia ebraica, dal titolo Das Verständnis der Heiligung des göttlichen Namens und des Reiches Gottes in der alten jüdischen Liturgie.

15 x 21 cm - 164 pp. ISBN 9788871581989 Euro 28,00

Alberto Moshe Somekh

Miele dei favi

È raccolta nel libro una serie di Derashot (sermoni) e articoli concernenti i Giorni Penitenziali. L’argomento di questi scritti è la Teshuvah, il pentimento, concetto base dell’etica ebraica. La Torah d’Israel crede profondamente nella capacità rigenerativa dell’Uomo dai suoi errori. È un processo antico più del mondo stesso – affermano i Maestri – e perciò fondamento della Creazione medesima. Non è un caso che la festa di Rosh ha-Shanah (Capodanno) sia da un lato il primo dei Dieci Giorni della Teshuvah, dall’altro l’anniversario della Creazione dell’Uomo.

Dall’indice:

Introduzione

El male’ rachamim: accadde in Germania 900 anni fa
Senza unità non c’è progresso, ma senza progresso non c’è unità
Chi salva dall’assimilazione anche un solo ebreo è come se avesse salvato l’intero popolo ebraico
L’eredità della comunità
La “Purpisa”: un Minhag di buon augurio
Voler innovare ad ogni costo può essere una rinuncia alla propria autenticità
Sostenere il nostro ebraismo
Tishrì: il mese dei “saldi”
Spirito di sacrificio, spirito di azione
Teshuvah (pentimento), Qedushah (santità) e ‘anavah (umiltà)
Il giro del mondo in 80 giorni
“Ti ho allungato misericordia”: rilanciare la famiglia ebraica
Più in alto, più in alto
Il merito di una sacra intenzione
La sensibilità di Sarah
Se Rosh ha-Shanah cade di Shabbat
Autodefinizione
Stilli come pioggia il mio insegnamento…
Teshuvah: rigenerazione nel segno dell’unità
L’orecchio e la bocca
Ideale e partecipazione
Più alta è la personalità, maggiore impegno richiede la Teshuvah
Padre, padre!

Indice degli argomenti

Alberto Moshe Somekh è nato a Milano da famiglia di illustri tradizioni rabbiniche. Ha studiato presso le Scuole della Comunità Ebraica di Milano, il Collegio Rabbinico e la Facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano, laureandosi cum laude in Filologia Aramaica. Successivamente ha studiato presso la Yeshiva University di New York, che gli ha conferito un dottorato rabbinico nel 2002. È stato Rabbino a Bologna dal 1986 e dal 1993 è Rabbino a Torino. Attualmente svolge un incarico di insegnamento in Studi Ebraici presso il Liceo Ebraico (studenti avanzati) e la Scuola Rabbinica di Milano. Ha pubblicato diversi libri e articoli di studi ebraici e partecipa a ricerche sul patrimonio ebraico in Italia.

15 x 21 cm - 90 pp. - ISBN 9788871581965 Euro 18,00

 

Elisabetta Bianchessi

Nature's Dots

 

Nature's dots è un libro tattile per non vedenti.
Il progetto vuole rendere accessibile un paesaggio protetto, la Riserva Naturale delle Torbiere del Sebino, a chi per disabilità fisica non può accedervi, attraverso una tecnica innovativa, dove il disegno degli elementi naturali diviene forma esplorabile dal tatto e la vista, simultaneamente; dove il paesaggio in rilievo si fonde, nella sua trasparenza, con il racconto immaginifico degli animali e delle specie vegetali presenti; dove le forme del territorio, le montagne che circondano la riserva, gli specchi d'acqua che costruiscono l'ambiente lagunare protetto, sono sensibilissime superfici cromatiche a rilievo, commenti dell'habitat che racchiudono; dove il progetto dei padiglioni per disabili motori e il padiglione tattile per non vedenti si fondono con il paesaggio che li forma, trasformandosi, nel tempo, in tutori degli elementi vegetali, in natura.

Nature's dots è un libro sperimentale per vedenti, multisensoriale, in cui il paesaggio descritto apre dialoghi insperati con l'immaginazione e il pensiero.

Illustrazioni: Elisabetta Bianchessi e Lorenzo Rebediani

Soggetto: libro tattile per non vedenti e vedenti che descrive l'ambiente paesaggistico della riserva naturale delle Torbiere del Sebino
Parole chiave: Libro Tattile – Paesaggio – Natura – Disegno animali e vegetali – Progettazione del Paesaggio – Multisensorialita - Multicromia

22 x 22 cm - testi in braille e disegni in rilievo - ISBN 9788871581958 - Euro 25,00

 

Silvio Zamorani editore

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