VICINO ORIENTE

Questa sezione del catalogo accoglie volumi di storia, letteratura e studi filologici relativi alle culture del Vicino Oriente: ospita quindi la Grammatica generale dell’aramaico di Konstantin Tsereteli, lo studio basilare di Nadia Anghelescu su Linguaggio e cultura nella civiltà araba, i lavori di Fabrizio Pennacchietti su testi in neoaramaico e sulla diffusione nel mondo islamico della vicenda biblica di Susanna e i vecchioni (con la versione araba dell’episodio), il Poema della medicina di Avicenna curato da Andrea Borruso e l’analisi di Mauro Zonta dei testi di un filosofo ebreo vissuto in Spagna nel XIII secolo, Shem Tob ibn Falaquera, che contengono un grande numero di riferimenti al pensiero e agli scritti di Galeno.

All’interno di questa sezione si trova anche la collana «Patrimonio culturale arabo cristiano». Vengono qui raccolti testi del ricchissimo mondo culturale del cristianesimo arabo dovuti al lavoro del GRAC (Gruppo di ricerca arabo cristiana).

 

PATRIMONIO CULTURALE ARABO-CRISTIANO

collana diretta da Samir Khalil Samir S.J.

Patrimonio Culturale Arabo Cristiano? Non c’è un errore nel titolo di questa serie? Molti saranno sorpresi nel leggere affiancate le parole «cristiani» e «arabi». Eppure, nel giorno della Pentecoste ci sono degli Arabi che si fanno battezzare (At 2,11). In seguito, diverse tribù arabe si convertono al cristianesimo, inventano la scrittura araba e danno all’Arabia i suoi primi regni, ben prima della comparsa dell’Islam. Dopo la nascita dell’Islam, le comunità cristiane del Vicino Oriente (siriache, melchite e copte) si arabizzano in modo massiccio. Nascerà così, dall’inizio dell’ottavo secolo, un pensiero cristiano in lingua araba, che si ispirerà ai Padri della Chiesa e ripenserà tutta l’eredità cristiana in funzione della nuova religione dominante, l’Islam. È la prima volta che il Cristianesimo si confronta con un’altra religione mondiale. Questi cristiani hanno anche raccolto l’eredità scientifica e filosofica dei Greci. Di conseguenza, i califfi musulmani li chiameranno alla corte di Damasco e poi a Bagdad per farne i loro medici privati e i loro accreditati consiglieri. Saranno loro a trasmettere quest’eredità, traducendo e commentando le opere mediche di Ippocrate e Galeno, quelle filosofiche di Platone, di Aristotele e dei loro continuatori, quelle scientifiche di Euclide e Tolomeo, e così via. Essi si faranno continuatori della ricerca dei Greci e saranno gli artefici della grande rinascita araba del X secolo che, a partire dal XII secolo, filtrerà lentamente in Occidente. Molto più tardi, dalla fine del XVI secolo, saranno ancora i cristiani a venire a formarsi in Occidente. Al loro ritorno, creeranno in Libano collegi moderni e tipografie, e si faranno diffusori dei metodi delle scienze moderne. Inversamente, sempre nei secoli XVII e XVIII essi saranno i primi orientalisti che inizieranno l’Occidente al mondo orientale, musulmano e cristiano. Nel XIX secolo saranno nuovamente gli artefici incontestati della Nahda, il Rinascimento arabo, creando giornali e riviste, sviluppando il teatro, il romanzo e più tardi il cinema, diffondendo l’Aufklärung a tutti i livelli: politico, sociale, culturale, linguistico e religioso. Eppure questi cristiani arabi (che non sono meno Arabi dei loro compatrioti musulmani) furono il più delle volte ignorati dall’Occidente, affascinato dall’esoterismo e dall’attrazione per tutto ciò che è «diverso». Erano troppo vicini agli Occidentali per la loro fede, troppo oppressi dal sistema politico islamico rappresentato dall’impero ottomano, troppo ridotti di numero per attirare l’attenzione degli intellettuali, fatta eccezione per i missionari. La presente collana è stata creata al fine di colmare questa lacuna e far conoscere la cultura dei cristiani arabi. Essa è promossa da una trentina di ricercatori, che dal 1999 hanno dato vita all’associazione “Gruppo di Ricerca Arabo-Cristiana” (GRAC) che patrocina e promuove le pubblicazioni dei suoi membri. Quest’impresa è la prima del suo genere in Europa. Perché in Italia e perché ora? Per la sua storia e la sua geografia l’Italia si è sempre trovata al punto d’incontro dell’Oriente e dell’Occidente. Il Mezzogiorno fu bizantinizzato e poi arabizzato e conserva fino ai nostri giorni tracce profonde di una storia della quale può andare fiero, poiché ha saputo armonizzare in modo sorprendente la cultura occidentale e queste tradizioni orientali. La nostra collezione non rappresenta che un riflesso di questa grande cultura mediterranea, araba e cristiana insieme, che nell’attuale rimescolamento culturale, testimonia l’incontro di queste due grandi tradizioni, quella dell’Oriente musulmano e quella dell’Occidente cristiano. La cultura araba cristiana rappresenta esattamente questo incontro.

La collana è curata dai membri dell’associazione Gruppo di Ricerca Arabo Cristiana, che dal 1993 collaborano insieme per lo studio e la diffusione del patrimonio culturale arabo­cristiano in Italia e in Europa. Per qualsiasi chiarimento potete visitare il sito: http://www.grac.it o contattare l’associazione via e-mail: grac_it@hotmail.com oppure info@grac.it

 

 

 

PATRIMONIO CULTURALE ARABO CRISTIANO

Teodoro Abu Qurrah

La libertà

A cura di Paola Pizzi

Testo arabo a cura di Samir Khalil Samir sj

Il trattato sulla libertà è una delle opere arabe del vescovo melchita Teodoro Abu Qurrah (750-825 ca.), colui che inaugurò una nuova stagione a livello teologico e filosofico per la Chiesa del Vicino Oriente. Questa, proprio all’epoca dell’autore, era impegnata nel confronto con una nuova realtà, la religione islamica, sulla cui formulazione teologica l’influenza del Cristianesimo è ancora oggi argomento di dibattito. Questo trattato rispecchia appieno il clima dell’epoca, quanto ad argomentazioni, stili, linguaggio: il problema della libertà umana, della responsabilità degli atti compiuti dall’uomo, della pena o della ricompensa per questi, così come il problema dell’origine del bene e del male affrontati nella nostra opera, costituivano motivo di discussione tra i dotti delle due religioni. Da questo fermento scaturisce questa apologia della libertà, in difesa della quale Abu Qurrah si leva di fronte al pericolo costituito da quelle fazioni – all’interno dell’Islam – che sostenevano il predestinazionismo. Tutto questo in perfetta armonia con la ‘ilm al-kalam, che fa del nostro autore un vero interprete della sua epoca.

Paola Pizzi, laureata in Lingua e Letteratura Araba presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia, si è specializzata nella conoscenza della lingua araba e della cultura islamica presso il Pontificio Istituto di Studi Arabi e di Islamistica. Attualmente è impegnata in attività di ricerca e insegnamento presso la Libera Università S. Pio V di Roma.
cm 14,3 x 23 - 264 pp. - ISBN 88-7158-102-4 - Euro 30,00

Nadia Anghelescu

Linguaggio e cultura nella civiltà araba

Edizione italiana a cura di Michele Vallaro

Nadia Anghelescu si propone di dare con questo libro un contributo alla ricerca antropologica, partendo dalla convinzione che l’atteggiamento degli arabi nei confronti della loro lingua possa fornire utili elementi per la comprensione della mentalità e della cultura araba... Il criterio linguistico è infatti il migliore per circoscrivere l’estensione del termine “arabo”, in quanto ciò che accomuna la varietà di abitanti dell’area geografica compresa tra il Marocco e l’Iraq e tra la Siria e l’Arabia Saudita è dato dal comune patrimonio linguistico e letterario. (G. Turroni, «L’Indice»)

Nadia Anghelescu, direttrice della cattedra di Lingue e Letterature orientali dell’Università di Bucarest, ha rivolto la sua attenzione a quel composito versante di studi che collega la lingua a un più vasto complesso di tematiche antropologiche e culturali. Su questi argoemnti, oltre a molti studi in rumeno, ha pubblicato La langue arabe dans une perspective typologique (Bucarest, 2004).

15 x 21 cm - 176 pp. - ISBN 88-7158-026-5 - Euro 20,00

PATRIMONIO CULTURALE ARABO CRISTIANO

Yahya al-Antaki

Cronache dell’Egitto fatimide e dell’impero bizantino (937-1033)

a cura di Bartolomeo Pirone

Queste Cronache – dall’anno 937, regno del califfo al-Radi, alla fine dell’imperatore Romano Argiro nel 1033 – propongono un’attenta registrazione di eventi in cui di dimenano le comunità diverse, con le loro istituzioni politiche e religiose, con le loro credenze, dogmi e tradizioni, con i loro luoghi di culto, festività e usanze, nella geografia delle loro città e villaggi, dei loro mari e fiumi, chiese e moschee, monasteri e fortezze, coltivazioni e dimore.
Dall’Egitto e dal Maghrib fatimidi, abbracciando le alterne vicende della Grande Siria e dell’Iraq governati da dinastie arabe o arabizzate, l’Antiocheno ripropone le tormentate relazioni dell’Islam con il cristiano mondo bizantino, non tralasciando, tuttavia, le speranze storiche di altri stati nascenti, quali la Bulgaria e la Russia di allora, dandoci un’opera che per la storiografia del tempo costituisce una delle fonti più significative del patrimonio arabo-cristiano.

Bartolomeo Pirone insegna Lingua e letteratura araba presso la Facoltà di lettere e filosofia dell’Istituto Orientale di Napoli. Si interessa di letteratura araba contemporanea e soprattutto di ricerche su manoscritti arabo-cristiani. Tanto sul primo che sul secondo campo di interesse ha pubblicato numerosi articoli. Ha curato, tra l’altro, l’edizione italiana degli Annali di Eutichio (Gerusalemme - Il Cairo 1987), nonché l’edizione araba e italiana della Vita di santo Stefano Sabaita di Leonzio di Damasco (Gerusalemme - Il Cairo 1991).

14,3 x 23 cm - 399 pp. - Euro 30,00

 

PATRIMONIO CULTURALE ARABO CRISTIANO

Al-Kindi

Apologia del Cristianesimo

traduzione dall’arabo, introduzione e cura di Laura Bottini

L’Apologia di al-Kindi, redatta secondo la datazione più probabile durante il califfato di al-Ma’mun (813-833), si colloca nell’ambito della ricca produzione letteraria della polemica islamo-cristiana. L’opera è costituita da due epistole: la prima redatta dal musulmano che invita, sinteticamente e affettuosamente, il cristiano a convertirsi all’Islam; la seconda dal cristiano che risponde, prolissamente e spesso con toni ironici, al suo interlocutore, rifiutando di abiurare per abbracciare l’Islam e difendendo l’alta coerenza logica e l’eccellenza della propria religione. Refutazione dell’Islam oltre che apologia del cristianesimo, l’opera di Abd al-Masih al-Kindi fu ben presto nota in Europa (secolo XII), dove contribuì alla diffusione della visione dell’Islam propria del nostro Medioevo.

Laura Bottini ha conseguito il titolo di Dottore in storia dell’Islam presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza”. Insegna Islamistica e Storia dei Paesi islamici all’Università di Catania. Specialista in storia dell’Islam medievale, in particolare imamita, si interessa anche di onomastica e prosopografia araba.

14,3 x 23 cm - 316 pp. - Euro 18,00

Avicenna

Il poema della medicina

Introduzione, versione dall’arabo, note e lessici a cura di Andrea Borruso

L’opera vastissima del filosofo e medico Avicenna (980-1037) ha lasciato un’orma profonda nella cultura arabo-islamica del Medioevo e dall’Oriente ha ben presto raggiunto l’Occidente, dove il suo Canone della medicina, tradotto in latino, rimase fino al XVI secolo un fondamentale testo di studio nelle Facoltà e Scuole di medicina. Il Poema della medicina è una delle opere minori di Avicenna, non per questo meno apprezzato e letto fin dal Medioevo: Avicenna descrive in versi ad un immaginario discepolo la teoria e la pratica della medicina, realizzando così anche nella forma l’ideale del sapiente (medico e filosofo, ma anche scrittore e poeta) e mettendo in evidenza una costante del suo pensiero, la mentalità scientifica che desidera ricondurre le teorie greche al livello di uno studio concreto.

Andrea Borruso è titolare della cattedra di Lingua e cultura araba presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Palermo. Ha rivolto la propria attenzione agli aspetti letterari e scientifici della civiltà arabo-islamica, e ai suoi influssi nella cultura europea.

15 x 21 cm - 160 pp. - ISBN 88-7158-047-8 - Euro 18,00

R. Contini, F.A. Pennacchietti, M. Tosco (edd.)

Semitica. Serta philologica Constantino Tsereteli dicata

Raccolta di studi dedicati a Konstantin Tsereteli, illustre semitista georgiano, concernenti soprattutto la lingua aramaica nelle forme antiche e moderne.

Nel volume:

M. Chelidze, The Small Aramaic Inscription from the Village Zgudery
R. Contini, Prefissi in n- di 1a persona singolare nelle lingue semitiche
W. Fischer, Die Entstehung reduplizierter Wurzelmorpheme im Semitischen
O. Frolova, Nature and Landscape in the Vocabulary of Arabic Lyric Poetry
Th.V. Gamkrelidze, From the Onomasticon of Ancient Colchis
G. Garbini, Argaman “porpora”
O. Jastrow, Der Räuber am Tigris. Ein Turoyo-Text im Dialekt von Miden
R. Macuch, Ein neumandäischer Brief
S. Noja, A Further Discussion on the Arabic Sentence of the 1st Century A.D. and its Poetical Form
E.Y. Odisho, Bilingualism and Multilingualism among Assyrians
F.A. Pennacchietti, Le forme verbali pseudorelative: isoglossa strutturale del semitico sudoccidentale
B. Poizat, La peste de Pioz
Y. Sabar, A Folktale and Folk Songs in the Christian Neo-Aramaic Dialect of Tel-Kêpe
S. Sara, Marked Gender in Modern Chaldean
M. Tosco, Morfologia italiana in maltese

17 x 24 cm - 376 pp. - ISBN 88-7158-024-9 - Euro 28,00

Pietro della Valle

Abbas re di Persia

Un patrizio romano alla corte dello Scià nel primo ’600

A cura di Antonio Invernizzi

La speranza di un’alleanza tra la cristianità e la Persia portò Pietro della Valle, appartenente a una delle più illustri famiglie della nobiltà romana, a frequentare la corte persiana tra il 1616 e il 1623. Dotato di una vasta cultura umanistica, egli non fu meno profondamente interessato a quella dei paesi visitati, e può essere contato tra i primi seri orientalisti europei.
Sincero ammiratore del grande scià safavide, al ritorno in patria pubblicò un’opera nella quale contrappone luci e ombre della personalità del sovrano, cercando di dare del suo operato un giudizio obiettivo. Nella letteratura europea del Seicento, in piena Controriforma, quest’opera costituisce un documento singolare, la testimonianza di una compartecipazione eccezionalmente viva alle vicende di uno stato musulmano e a quelle umane del suo re, uno scritto che, tanto più oggi, merita di esser fatto conoscere.

Antonio Invernizzi, ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte del Vicino Oriente nell’Università di Torino, ha diretto missioni archeologiche in Iraq e in Turkmenistan, è studioso della civiltà mesopotamica, del Vicino Oriente partico, e delle esperienze archeologiche dei primi viaggiatori in Asia. Dirige le riviste «Mesopotamia» e «Parthica».

12 x 17 cm - 137 pp. - ISBN 88-7158-120-2 - Euro 13,00

Matthias Kappler

Turcismi nell’“Alipasiadha” di Chatzi Sechretis

Un poema epico neogreco del primo Ottocento e le sue parole ottomane

Studio filologico e linguistico sui termini di origine turca nell’Alipasiadha, poema epico neogreco del primo ventennio del sec. XIX. Dopo aver presentato il poema, praticamente sconosciuto al di fuori della Grecia, l’autore lo esamina sotto un aspetto linguistico trascurato, cioè quello orientalistico e specificamente turcologico.
«Chatzí Sechrétis fece questi versi, e ne ha tali a migliaia nella tasca. Per sessant’anni servii Ali Pascià, e aspetto ancora d’esser liberato. Attendo con grande ansia la mia paga, mi volle Ali Pascià cavare gli occhi.»

Ben poco si sa sull’autore dell’Alipasiadha. Accecato da Ali Pascià, «... vivacchiava miseramente di qualche elargizione che tirava fuori a furia di piatire presso l’eroe rapinatore e spietato del suo poema».

Matthias Kappler è laureato in Lingue orientali presso l’Univerità Ca’ Foscari di Venezia.

17 x 24 cm - 168 pp. - ISBN 88-7158-022-2 - Euro 20,00

PATRIMONIO CULTURALE ARABO CRISTIANO

Emanuela Braida - Chiara Pelissetti (a cura di)

Storia di Rawh al-Qurashi

Un discendente di Maometto che scelse di diventare cristiano

Prefazione di Fabrizio A. Pennacchietti

Nel panorama dell’agiografia orientale, soprattutto quella in lingua araba, la Passione di S. Antonio Neomartire ovvero di S. Rawh al-Qurashi occupa un posto del tutto singolare. Primo, perché non si presenta come la consueta leggenda edificante dall’intreccio fantastico, bensì come la cronaca sobria ed essenziale, ma nello stesso tempo circostanziata e attendibile, della conversione e del martirio di un personaggio della cui storicità non si può dubitare. Secondo, per la rilevanza e l’eccezionalità del protagonista della Passione, che è addirittura un quraishita, un rappresentante cioè della nobile stirpe meccana a cui apparteneva lo stesso Muhammad, il profeta dell’Islam. Di S. Antonio Neomartire si tramanda infatti che fu un cugino del califfo abbaside Harun al-Rashid, e che si convertì al cristianesimo nel 799, pronunciò i voti come monaco e affrontò eroicamente il martirio lo stesso anno, venendo decapitato per ordine del suo illustre parente.
Questo volume offre la prima edizione italiana della passione di S. Antonio Neomartire assieme a un’accurata e convincente ricostruzione della vicenda sotto il profilo storico, geografico e culturale e con una analisi critica dei rapporti che intercorrono tra questo testo e altri racconti agiografici del cristianesimo orientale.

Emanuela Braida, laureata in Lingua e letteratura araba presso l’Università di Torino con una tesi sulle versioni cristiane arabe e siriache della Leggenda del Teschio Redivivo. Ha proseguito lo studio della lingua araba presso l’Istituto Bourghiba dell’Università di Tunisi. Si occupa di testi manoscritti in lingua neo-aramaica. Nel 2008 ha conseguito il dottorato di ricerca in Semitistica-Arabistica presso l’Università di Pisa con una tesi su Le annotazioni garšuni nei manoscritti siriaci.
Chiara Pelissetti, laureata in Lingua e letteratura araba presso l’Università di Torino con una tesi relativa alla versione araba della Leggenda siriaca di Mar Behnam. Ha approfondito lo studio della lingua araba presso l’Istituto Bourguiba dell’Università di Tunisi e presso l’Université Lumière II di Lione.

148 pp. ISBN 8871580958 Euro 16,00

PATRIMONIO CULTURALE ARABO CRISTIANO

Mariam De Ghantuz Cubbe

I Maroniti d’Aleppo nel XVII secolo attraverso i racconti dei missionari europei

Aleppo, grande emporio della Siria del Nord, dove, fino alle soglie dell’età contemporanea, affluivano merci dall’interno dell’Asia per essere distribuite sui mercati del Mediterraneo. È questo lo sfondo delle vicende che questo libro evoca, nelle quali è coinvolto un piccolo gruppo di abitanti nella variegata società dell’Aleppo del XVII secolo: i Cristiani Maroniti, originari del Libano ed emigrati in quella città con la speranza di condizioni di vita meno dure.
Le loro vicende assumono un significato esemplare poiché vengono ricostruite attraverso quel che di quei Cristiani scrivevano i missionari europei dell’epoca della Controriforma: gli Orientali vengono quindi visti attraverso gli occhi degli Europei che, proprio in quell’epoca, per il ravvivarsi dell’attività missionaria, affluirono come mai era avvenuto precedentemente nel Vicino Oriente. Nuovi al rapporto con i Cristiani orientali, Gesuiti, Carmelitani e Cappuccini guardano ai Maroniti, anch’essi, come loro, cattolici, ma di rito orientale, sudditi dell’impero ottomano, vissuti per secoli in una società diversa e scondo una cultura diversa, con la mentalità degli Europei dell’epoca, abituati a vivere in una società culturalmente omogenea. Si dipana, così, la storia di un incontro-scontro fra due mondi diversi, pur accomunati dall’unica fede religiosa, che ci spinge, oggi, a riflettere sull’identità culturale dei Cristiani orientali e sul valore del loro apporto al patrimonio comune.

Mariam De Ghantuz Cubbe, laureata in lettere all’Università di Roma nel 1983 con una tesi sui Maroniti al tempo delle Crociate, poi pubblicata, si è formata alla scuola di Giuseppe Sorge e si dedica da vari anni allo studio dei Cristiani di rito orientale, basandosi prevalentemente su materiale d’archivio inedito. Su questi temi è intervenuta in numerosi articoli e in contributi a volumi collettivi.

14,3 x 23 cm - pp. 236 Euro 18,00

PATRIMONIO CULTURALE ARABO CRISTIANO

Elia di Nisibi (975-1046)

Il libro per scacciare la preoccupazione (Kitab daf ‘ al-hamm)

Introduzione a cura di Paolo La Spisa e Davide Righi
Testo arabo a cura di Samir Khalil Samir sj a fronte del testo tradotto in italiano
Traduzione e note a cura di Anna Pagnini
Indici a cura di Paola Pizzi

Nella Mesopotamia dell’XI secolo un visir musulmano chiede ad un vescovo nestoriano di scrivere per lui una guida spirituale che lo aiuti a scacciare le angosce dell’anima. È così che nasce questo libro molto diffuso nell’antichità e finora inaccessibile al lettore non arabista. Il libro per scacciare la preoccupazione (Kitab daf ‘ al-hamm) è un testo di letteratura sapienziale, un’opera colta ma di facile approccio, organizzata come una raccolta di massime di virtù e vizi contrapposti. Sono parole di saggezza provenienti da filosofi greci, sovrani persiani, dal monachesimo cristiano d’oriente e dalle tradizioni musulmane e beduine, testimonianza preziosa dell’ambiente culturale arabo medievale nella molteplicità delle sue radici e nell’omogeneità del suo linguaggio.
L’edizione presenta il testo arabo nell’edizione critica stabilita da Samir Khalil Samir e la traduzione a fronte in italiano corredata di ampie note a cura di Anna Pagnini, con una approfondita introduzione storica ed è corredata da indici analitici, dei personaggi e luoghi citati nel testo, dei termini chiave delle citazioni bibliche e coraniche.

Samir Khalil Samir
Egiziano di nascita, dottore di ricerca in islamologia (Aix-en-Provence) e in scienze orientali cristiane (Roma), Samir è professore presso l’Université S. Joseph di Beyrut, al Pontificio Istituto Orientale di Roma e alla Facoltà di Teologia dei Gesuiti di Parigi («Centre Sèvres»), e tiene ogni anno decine di conferenze in congressi e nelle università. Ha fondato ed è direttore del CEDRAC (Beyrut). Ha curato parecchie pubblicazioni: più di una quarantina di volumi su pensatori arabi quali Abu Qurrah, Yah??ya Ibn ‘Adi, Sawirus Ibn al-Muqaffa‘, H?unayn Ibn Ishaq, Bulus al-Buši; gli ultimi essendo Cento domande sull’islam (tradotto in spagnolo e polacco, e presto in inglese e francese) e Rôle culturel des chrétiens dans le monde arabe; e oltre cinquecento articoli in varie lingue, sia di islamologia che di studi sull’Oriente cristiano.

Anna Pagnini
Laureata in Lingua e Letteratura araba presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (1984-1986), dottore di ricerca in linguistica semitica all’Università di Firenze nel settembre 1993, ricercatrice presso l’Istituto Orientale di Napoli dal 1995, docente presso la Facoltà di Lingue e Letterature straniere di Genova. Tra le sue principali pubblicazioni: Matal e verso a confronto. Una questione di poetica araba classica alla luce di un’analisi paremiologica, Firenze 1998, in «Quaderni di Semitistica» 20 ed anche in «Quaderni di studi arabi» 16; La battaglia di Tebe di Nagib Mafuz: un romanzo nazionalista di ambientazione storica, in Tradizione e modernizzazione in Egitto 1798-1998, a cura di Paolo Branca, Milano, 2000. È deceduta il 15 aprile 2004.

Patrimonio Culturale Arabo Cristiano, 9 (tomo 1°) ISBN 9788871581439 pp. 1-478 Euro 48,00
Patrimonio Culturale Arabo Cristiano, 10 (tomo 2°) ISBN 9788871581552 pp. 479876 Euro 48,00

PATRIMONIO CULTURALE ARABO CRISTIANO

Ibn al-Munaggim e Qusta Ibn Luqa

Una corrispondenza islamo-cristiana sull’origine dell’Islam

A cura di Ida Zilio-Grandi e Samir Khalil Samir SJ

«È possibile conciliare la fede con la ragione? Ha senso motivare logicamente la propria appartenenza religiosa? Ed è possibile, per via di ragione, indurre gli altri all’abiura, imponendo loro la propria Verità?»

Attorno a queste domande cruciali ruota la corrispondenza tra il colto msulmano mu‘tazilita Ibn al-Munaggim e il medico e matematico cristiano melchita Qusta ibn Luqa, corrispondenza databile alla fine delIX secolo dopo Cristo – in pieno III secolo secondo l’era islamica – nella splendida Bagdad degli Abbasidi, allora sede privilegiata delle scienze, delle arti e della filosofia. Nella sua Epistola, l’autore musulmano mira a dimostrare matematicamente (burhan handasi) la verità dell’Islam e del miracoloso messaggio coranico, messaggio ineguagliabile sia sotto l’aspetto veritativo sia sotto l’aspetto estetico. Qusta ibn Luqa, nella sua Risposta, lo confuta punto per punto, con una dissertazione serrata, di tagliente lucidità, sulla base della logica e delle scienze greche.

Samir Khalil Samir
Professore presso l’Université S. Joseph di Beyrut, al Pontificio Istituto Orientale di Roma e alla Facoltà di Teologia dei Gesuiti di Parigi («Centre Sèvres»), ha fondato ed è direttore del CEDRAC (Beyrut). Ha curato volumi sui pensatori arabi Abu Qurrah, Yahya Ibn ‘Adi, Sawirus Ibn al-Muqaffa‘, Hunayn Ibn Ishaq, Bulus al-Busi; Cento domande sull’islam e Rôle culturel des chrétiens dans le monde arabe.

Ida Zilio Grandi
Insegna Lingua e Cultura araba nell’Università di Genova e, nell’Università di Urbino, Storia della religione nel mondo islamico e Storia della letteratura araba. Tra le sue principali pubblicazioni, la traduzione con introduzione e note di Ibn Sirin, Il libro del sogno veritiero, di Qadi ‘Iyad, I miracoli del Profeta, di Ahmad al-Tifasi, Il libro delle pietre preziose; e la monografia Il Corano e il male.

15 x 23 cm - 320 pp. -ISBN 88-7158-127-X - Euro 30,00

Patrimonio Culturale Arabo Cristiano

La letteratura arabo-cristiana e le scienze nel periodo abbaside (750-1250 d.C.)

Atti del 2º convegno di studi arabo-cristiani, Roma 9-10 marzo 2007

a cura di Davide Righi

La letteratura arabo-cristiana e le scienze nel periodo abbaside Teologia, filosofia, storia, medicina, matematica, astronomia sono solo alcune delle scienze (‘ulum) che la civiltà dell’Islam ha recepito in particolare grazie all’opera dei cristiani. Esse furono sviluppate durante il periodo abbaside quando il contributo dei cristiani nel veicolare il sapere scientifico attraverso il lavoro di elaborazione e traduzione dei testi, in arabo e dall’arabo, fu fondamentale.
Il convegno tenutosi a Roma il 9-10 marzo 2007 si è proposto di mostrare l’apporto dei cristiani siriaci e arabi nei vari settori delle scienze nonché nei campi della patristica, della polemistica e della storia. La loro opera impresse decisivo vigore e impulso, non solo alla civiltà araba e dell’Islam nel suo insieme, ma anche allo sviluppo delle scienze nel mondo europeo.

Nel volume:

Samir Khalil Samir, La rivoluzione culturale introdotta a Bagdad dai Cristiani
Bartolomeo Pirone, Gli albori dell’Islam in tre storici arabocristiani
Manuela Galizia, Il Corano e la tradizione cristiana siriaca
Vittorio Berti, La scuola di Bašoš nella storia e nella cultura siro-orientale
Salvatore Santoro, Timoteo I (728-823): espressione della chiesa nestoriana al suo apogeo
Paola Pizzo, La geografia religiosa a Edessa al tempo di Teodoro Abu Qurrah. Notizie dal «Trattato sull’esistenza del creatore e sulla vera religione»
Wafik Nasry, The Place of Reason in an Early Arab-Christian-Muslim Dialogue
Davide Righi, «Dio da Dio» «Luce da luce»: evoluzione della cristologia in Abramo di Tiberiade
Rosanna Budelli, L’epistola di ?unayn Ibn Is?aq e la critica alle fonti arabe della medicina
Olga Lizzini, Critica dell’emanazione e creazione dal nulla in Ya?ya Ibn ‘Adi
Carmela Baffioni, Le cosiddette «mawgudat» in Ya?ya Ibn ‘Adi
Ida Zilio-Grandi, Il «kitab tah?ib al-a?laq» di Ya?ya Ibn ‘Adi († 974 / 363): riflessioni sul tema dell’etica nel periodo abbaside
Samir Khalil Samir, L’edizione critica del «Daf‘ al Hamm» di Elia di Nisibi (975-1046)
Paolo La Spisa, Fonti indirette e nuove fonti manoscritte nell’opera teologica di Sulayman al-Gazzi
Mariam De Ghantuz Cubbe, Una traccia di attività teologica presso i maroniti nei primi anni del dodicesimo secolo: Tommaso di Kafartab
Awad Wadi, Le recensioni arabe della vita di Paolo di Tamma

332 pp. - ISBN 9788871581637 Euro 36,00

 

Fabrizio A. Pennacchietti

Il ladrone e il cherubino

Dramma liturgico cristiano orientale in siriaco e neoaramaico

Nell’immaginario collettivo dei cristiani d’Oriente il guardiano che i defunti incontrano sulla porta del paradiso non è San Pietro, bensì il buon ladrone crocifisso accanto a Gesù. Secondo un’antica tradizione, a lui furono rimesse le chiavi dell’Eden dopo un drammatico scontro che lo vide impegnato con il cherubino che da millenni respingeva i figli di Adamo brandendo una spada di fuoco. Questo libro riporta l’edizione e la traduzione delle tre versioni neoaramaiche del poema diffuso nelle chiese orientali di lingua siriaca, con note linguistiche e filologiche.

“Dal giorno in cui Adamo è uscito entrare qui nessuno ho visto. La tua stirpe è stata espulsa dal Giardino. Tu non vi entri. Non contestare!”
“Dal tempo in cui Adamo peccò contro la nostra razza si adirò il tuo Signore, ma si è riconciliato ed ha aperto la porta. Che tu resti qua è ormai superfluo.”

Fabrizio A. Pennacchietti è professore ordinario di Filologia semitica presso il Dipartimento di Orientalistica dell’Università di Torino. Autore di numerosi studi linguistici e filologici, si occupa da tempo di lingua e letteratura neoaramaica.

15,5 x 21cm - 176 pp. - ISBN 88-7158-027-3 - Euro 20,00

Fabrizio A. Pennacchietti

Susanna nel deserto

Riflessi di un racconto biblico nella cultura arabo-islamica

La cultura arabo-islamica dei primi secoli ha recepito ed elaborato in modo originale spunti scritturali e leggende giudaiche e cristiane. L’autore prende in esame il caso dell’episodio biblico di Susanna e i vecchioni. Di esso viene qui presentata per la prima volta una reinterpretazione araba estremamente disinvolta, che riprende tuttavia motivi presenti nella letteratura samaritana e in testi apocrifi cristiani. È una novella edificante pervasa da spiritualità sufica e aliena da preoccupazioni dottrinali. L’edizione del testo arabo è accompagnata dalla traduzione italiana e dallo studio degli antecedenti letterari preislamici e dei possibili riflessi nella letteratura medievale europea.

Fabrizio A. Pennacchietti è professore ordinario di Filologia semitica presso il Dipartimento di Orientalistica dell’Università di Torino. Autore di numerosi studi linguistici e filologici, si occupa da tempo di letteratura comparata del Vicino Oriente.

15 x 21 cm - 128 pp. - ISBN 88-7158-066-4 - Euro 16,00

Konstantin Tsereteli

Grammatica generale dell’aramaico

edizione italiana a cura di Sergio Noja Noseda

La lingua aramaica appartiene al gruppo delle lingue semitiche e con l’amorreo, l’ugaritico, la lingua di Ebla e le cosiddette lingue cananee (ebraico, fenicio, moabita) ne costituisce il ramo nord-occidentale. Tra le lingue semitiche è forse quella di maggiore continuità nel tempo (la troviamo infatti testimoniata dalle antiche iscrizioni del IX sec. a.C. ai moderni dialetti neoaramaici), ed ebbe anche vastissima diffusione geografica: fu lingua ufficiale dell’impero persiano achemenide, ed è documentata anche in India e in Asia centrale. Il libro presenta la descrizione generale e comparativa delle caratteristiche della lingua aramaica nel corso della sua storia, ed è corredato da tavole riproducenti i differenti alfabeti adottati per scriverla.


Konstantin Tsereteli, nato a Tbilisi nel 1921, è autore di più di 150 saggi di linguistica semitica (pubblicati in georgiano, russo, tedesco, inglese e italiano). Egli è considerato uno tra i maggiori esperti nel campo degli studi sull’aramaico, in particolare nella sua forma moderna (neoaramaico).

15 x 21 cm - 102 pp. - ISBN 88-7158-036-2 - Euro 16,00

Mauro Zonta

Un interprete ebreo della filosofia di Galeno

Gli scritti filosofici di Galeno nell’opera di Shem Tob ibn Falaquera

Tra i più importanti testimoni del ruolo avuto dalla filosofia di Galeno in età medievale si annovera un filosofo vissuto in Spagna nel XIII secolo, Shem Tob ibn Falaquera, le cui opere, redatte in ebraico, contengono un grande numero di riferimenti, passati finora inosservati, al pensiero e agli scritti di Galeno. Due sono gli intenti di questo libro: il primo, di carattere storico-filosofico, consiste nel sottolineare l’importanza dei legami tra la filosofia ebraica medievale e il pensiero antico. Il secondo è di carattere storico-filologico: si tratta di enucleare i “frammenti” dell’opera di Galeno negli scritti del filosofo ebreo, confrontandoli con le altre testimonianze superstiti, e presentare agli studiosi della filosofia antica materiali nuovi per lo studio e la ricostruzione delle opere dell’autore greco.

Mauro Zonta è professore associato di Filosofia medievale all’Università di Roma “La Sapienza”.

17 x 24 cm - 176 pp. - ISBN 88-7158-042-7 - Euro 20,00

Silvio Zamorani editore

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