VARIA

 

Viola Lapiccirella

Einaudiani in corpo minore

 

Viola Lapiccirella nella seconda metà degli anni ’70 e nei primi ’80 ha lavorato nell’ufficio preparatori e nell’ufficio correttori della Giulio Einaudi. Assieme ad alcuni compagni di lavoro in quegli anni ha elaborato, raccolto e annotato tra chi è stato “alle dipendenze di Einaudi” sogni sulla casa editrice, conversazioni sui libri in preparazione, disegni e biglietti, ritagli di giornale sugli avvenimenti che scandivano la vita e – da un certo punto in poi – le difficoltà dell’azienda. Ora pubblica questi materiali, rimasti chiusi per decenni in cartellette quasi dimenticate, come frutto di un lavoro e di una riflessione collettivi in cui testimonianza del quotidiano, frammenti di impegno politico e partecipazione culturale si intrecciano in modo indissolubile.

 

Recensionei: http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/la-crisi-einaudi-degli-anni-80-quella-scarpa-sulla-testa-a-bollati/

«Il fatto quotidiano» - Cultura domenica 07/05/2017

«La crisi Einaudi degli Anni 80: quella scarpa sulla testa a Bollati

C’è un gruppo di lavoratori” oltre ai dirigenti, scrivono indignati a “Il Manifesto”: sono correttori di bozze, tecnici e redattori della casa editrice torinese di cui ora un libro raccoglie le memorie

Nei saggi dedicati alle vicende dell’Einaudi, così come nei ricordi di alcuni dei protagonisti, non si fa mai cenno a chi è stato “alle dipendenze” dello Struzzo, dai correttori di bozze, ai redattori, agli addetti all’ufficio tecnico, come soldato senza gradi: i lavoratori della casa editrice, insomma. Quelli che, durante la crisi finanziaria degli anni Ottanta, lottavano per il posto di lavoro. Donne e uomini che, nel 1983, scrivevano a «Il manifesto»: “C’è un gruppo di lavoratori e c’è un gruppo di dirigenti. I lavoratori difendono i loro posti di lavoro. I dirigenti, previ accordi con l’Unione industriale, tendono a salvare l’impresa attraverso tagli dell’organico”.
A questo vuoto di memoria, che è la storia a senso unico dell’impresa fondata nel 1933 da Giulio Einaudi, sopperisce ora Viola Lapiccirella, che, tra gli anni ’70 e i primi ’80, ha lavorato nell’ufficio preparatori e nell’ufficio correttori della casa editrice torinese. Per Silvio Zamorani, editore di Torino, ha appena pubblicato Einaudiani in corpo minore (pagg. 113, euro 15), che raccoglie “sogni sulla casa editrice, conversazioni sui libri in preparazione, disegni e biglietti” di un gruppo di dipendenti, elaborati allora, soprattutto nei mesi del tracollo economico, e rimasti chiusi nei cassetti fino a oggi. Spiega l’autrice, figlia di Renzo Lapiccirella e Francesca Nobili, i due intellettuali comunisti al centro del bel libro Mistero napoletano di Ermanno Rea, che “si parla di un gruppo di correttori (e qualche redattore) dell’Einaudi”, ma “non si parla di loro, ma di quel periodo all’Einaudi attraverso di loro”. Lo si fa con gli “autori, i libri, le assemblee, le chiacchiere d’ufficio, i disegni nati alla scrivania per commentare questo e/o quello, i bigliettini al ‘collega di scrivania’ che non incontravi più perché eri in un turno diverso durante il periodo della cassa integrazione a rotazione”. Anni duri, quelli negli uffici di via Biancamano, in particolare per chi non era un dirigente, un intellettuale “laureato” come i poeti di un verso di Eugenio Montale. Capitava, riferisce Viola Lappicirella, di sognare molto realisticamente che “l’azienda andava a fondo”, “Einaudi piangeva e qualcuno lo abbracciava e piangeva a sua volta. Per raccogliere le lacrime era stato steso un grande lenzuolo nero”. S'immaginava pure che “qualcuno del magazzino mi raccontava di aver preso a scarpate Bollati”. Giulio Bollati, il direttore generale dello Struzzo, “era accanto alla porta e lui accanto alla finestra e gli chiedeva un permesso per il pomeriggio benché ci fosse sciopero. Bollati glielo negava e lui gli tirava una scarpa”. Sogni, ma non solo.
Non si aveva timore, tra correttori e redattori, di esprimere giudizi senza peli sulla lingua, da lettori, e spesso assai poco benevoli, su alcune pubblicazioni. Dei primi romanzi di Andrea De Carlo, per esempio, si dice: “Un fotoromanzo possiede più finezze psicologiche”. E dello scrittore: “Lui è un giovanotto vestito alla moda; gentile. Magari la sua scrittura è antipatica e lui no... – Al contrario di Calvino”. Sul Racconto Italiano di Ignoto del novecento di Carlo Emilio Gadda, curato da Dante Isella, il commento è perentorio: “Che noia che noia che noia, che noia mortale questo signore. Note criptiche a Gadda”. Mentre per i Quaderni di Sociologia, di Franco Leonardi, viene affermato: “Sono a pagina diciotto e ancora non ho capito di cosa parla”. Anche Vittorio Strada, autorevole studioso di letteratura russa e sovietica, è messo all’indice: “Sto leggendo Strada. Una noia! Uno proprio si rende conto che non gliene importa niente. Boh. Poi mette piccoloborghese tutto attaccato, voi lo mettereste piccolo borghese tutto attaccato?”. La smitizzazione dal basso, per così dire, dei sacri nomi dello Struzzo, non risparmia le Cronache torinesi 1913-1917 di Antonio Gramsci, scelte da Sergio Caprioglio: “Ma io mi chiedo: Caprioglio doveva proprio andare a pescare questi articoli che fanno torto solo a Gramsci? ‘Nuova attribuzione’. Mah. Per me, non sono suoi. – Ti è restato un certo mito di Gramsci, eh? – Eh sì. Me l’ha proprio buttato giù...”. Ben pochi passano l’esame dei soldati semplici dell’Einaudi. Uno di questi è Augusto Monti, il professore antifascista, amico e maestro di Cesare Pavese e di tanti altri allievi illustri del liceo Massimo d’Azeglio. A proposito delle sue Lettere a Luisotta si sostiene: “Scrive bene, Monti; poi è pieno di modestia”. E poco dopo: “Certo che avere al liceo un professore così deve esser stata una bella fortuna”. Controstoria della Struzzo, o storia differente, narrata da altri punti di vista, fuori da retorica e mito, Einaudiani in corpo minore è un libro vero e sincero, che, dice l’autrice, ricorda con affetto tutti, “maggiori e minori allineati dalla pialla equa del tempo”.» Massimo Novelli

 

15 x 21 cm ISBN 9788871582207 Euro 15,00

Il bagno è perfetto, il problema è arrivarci

Il diritto allo studio delle persone disabili nell’Università di Torino

A cura di Roberta Bertellino

Introduzione di Nicoletta Bosco

Che cosa può aspettarsi un ragazzo disabile quando sceglie di iscriversi all’Università? Quali servizi lo sosterranno e a quali strutture potrà fare riferimento? Come sarà l’ambiente didattico, umano e relazionale in cui si troverà immerso? La ricerca presentata nel volume affronta questi interrogativi con riferimento a una realtà particolare: quella dell’Università degli Studi di Torino. La recente normativa di legge sul diritto allo studio delle persone disabili ha infatti prodotto esiti differenziati che meritano di essere attentamente ricostruiti nelle loro specificità: sia negli aspetti positivi, sia per i problemi che occorre ancora affrontare. Al centro dell’attenzione sono posti i diversi punti di vista dei soggetti presenti nell’Università – studenti, personale amministrativo, operatori e docenti – per come essi si confrontano quotidianamente con i molti e complessi aspetti connessi alle disabilità; ma soprattutto per come interagiscono in ogni momento con i disabili via via sempre più presenti negli atenei, la cui voce raccolta in numerose interviste risuona con nitida chiarezza nelle pagine del libro.
Da tutto questo emerge una realtà vitale, pronta ad interrogarsi sul senso delle attività intraprese e disponibile a scommettere su possibili innovazioni in grado di migliorare i risultati fin qui conseguiti.

Nicoletta Bosco insegna Comunicazione pubblica nel corso di Laurea in Scienze della Comunicazione presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino e, nell’ambito della stessa Facoltà, ha ricoperto il ruolo di Delegato per gli studenti disabili.

Roberta Bertellino è dottore magistrale in Comunicazione per le istituzioni e le imprese e ha dedicato il suo lavoro di tesi allo studio del rapporto tra handicap e comunicazione nell’Università di Torino.

15 x 21 cm ISBN 9788871581422 Euro 12,00

Milena Beux Jäger

Padre Nostro
Una preghiera ebraica

Tra il 200 a.e.v. e il 200 e.v. la Palestina è sottoposta a sconvolgimenti politici e culturali che si riflettono anche sulla liturgia ebraica. Accanto ai Salmi, in gran parte già redatti ed entrati a far parte della prassi liturgica templare, nascono o si confermano formule e preghiere, atte a sottolineare e a determinare i principi teologici fondamentali per l’identità etnica, politica e spirituale di Israele, minacciata dall’assimilazione alla cultura ellenistica. L’unicità di Dio e del suo popolo, così come la santificazione del Nome divino e la speranza dell’imminente imposizione suo Regno, sottendono le principali preghiere, come la Berakah, lo Schema‘ Israel, la Tephillah o il Padre Nostro, che si sviluppano in questo periodo in seno ai gruppi religiosi attivi, quali i farisei, la comunità di Qûmran, i samaritani, la comunità di Gesù di Nazareth, e che ne riflettono le caratteristiche. Sarà intorno alla metà del I secolo e.v. che esse andranno via via cristallizzandosi, sino a diventare parti fisse della liturgia quotidiana dell’ebraismo rabbinico e della chiesa nascenti.

Dall’indice:

Introduzione
Capitolo 1. La liturgia ebraica al volgere dell’eone
1.1 Cenni storici
1.2 Cenni sulla ricerca
Capitolo 2. I luoghi di culto e la loro liturgia
2.1 La liturgia al Tempio
2.2 La liturgia della sinagoga
2.3 Il bejt-midrasch
Excursus: Il rapporto maestro/discepolo
2. 4 Conclusioni
Capitolo 3.Generi di preghiera
3.1 La preghiera pubblica
Excursus I: La santificazione del Nome
Excursus II: Il Regno di Dio
3.2 La preghiera privata
3.3 La preghiera del bejt-midrasch
3.4 Conclusioni
Capitolo 4. Il Padre Nostro
4.1 Versioni e Recensioni
4.2 La lingua del Padre Nostro
4.3 Il Padre Nostro e le preghiere contemporanee
4.4 Conclusioni
Appendice
Qaddisch
Tephillah (Schmone ‘esreh, 18 Benedizioni), versione palestinese
‘Alejnû leschabbeach
Bibliografia

Elenco dei passi citati


Milena Beux-Jäger è nata a Torino, si è laureata in teologia presso la Facoltà di teologia Valdese di Roma e ha conseguito il dottorato in ebraistica presso l’Istituto per la ricerca ebraico-cristiana dell’Università di Lucerna (Svizzera), sotto la guida del prof. C. Thoma, con un lavoro sull’antica liturgia ebraica, dal titolo Das Verständnis der Heiligung des göttlichen Namens und des Reiches Gottes in der alten jüdischen Liturgie.

15 x 21 cm - 164 pp. - ISBN 9788871581989 - Euro 28,00

Michele Colafato (a cura di)

Io che sono polvere. Sociologia della preghiera

La fenomenologia di questo testo, il suo farsi nel vivo di una relazione diretta tra insegnanti e studenti, tra domande e risposte, e nel confronto tra scuole e stili, mostra una singolare e significativa affinità con il suo tema: la preghiera e la sociologia della preghiera, la preghiera e il rapporto tra individuo e società che essa riflette, il suo essere durkheimianamente solidaritè, norma, espressione. Eppure, oltre ogni chiusura riduzionistica nelle pur ricche e varie dimensioni in cui è presente – culti, credenze, riti e pratiche formali – la preghiera è qui colta anche nella sua tensione e apertura verso il misterioso, l’incondizionato, l’assoluto, sospinta dalla fiducia e dal fervore verso, per così dire, un punto di fuga paradossalmente ben radicato nel qui e ora. Così la “dynamic stillness” della meditazione di consapevolezza (sati) che s’inizia con l’invocazione di amorevole gentilezza per tutti gli esseri (metta); il “pregate incessantemente” di Paolo di Tarso che diviene nella ricerca del pellegrino russo il verso “Gesù, figlio di Dio, abbi pietà di me”; la tefillà che nell’esperienza chassidica viene portata persino sul lavoro; l’impeto degli innamorati di Allah che si rispecchia nella frase di Simone Weil: «Il n’y a pas d’autre critérium parfait du bien et du mal que la prière intérieure ininterrompue. Tout est permis de ce qui ne l’interrompt pas, rien n’est permis de ce qui l’interrompt. Il est impossible de faire du mal à autrui quand on agit en état de prière». Perché – come è stato detto – le prassi interiori di raccoglimento e di presenza possono acquisire nel tempo i caratteri di “continuità, onnipervadenza e spontaneità”.

Nel volume:

Michele Colafato Introduzione
Iuvenalie Ionascu La preghiera nella esperienza del cristianesimo ortodosso romeno
Mahmoud Salem Elsheik La Salat nell’esperienza islamica: dimensione individuale e collettiva della preghiera
Shahrzad Houshmand zadeh La preghiera nell’islam
Scialom Bahbout La preghiera nell’ebraismo
Piero Coda La preghiera nella tradizione della Chiesa cattolica
Roberto Mander Esperienze di preghiera nel buddhismo
Riccardo Venturini La preghiera e il buddhismo del Sutra del Loto
Tarcisio Alessandrini Pregano i buddhisti?
Michele Colafato «Peace to all beings»

Michele Colafato insegna Storia del pensiero sociologico e Sociologia delle religioni all’Università di Roma La Sapienza. Ha svolto ricerche negli Stati Uniti e nei Balcani e pubblicato numerosi lavori. Nel 2006 ha curato il volume Maestri, una ricerca sulle vie, i modelli e i metodi della leadership spirituale.

15 x 21 cm - ISBN 9788871581477 Euro 20,00

Alice Franklin

Open Shade

Diciannove fotografie evocano le suggestioni botaniche dei giardini Hanbury. La stampa in bicromia su carta Rosaspina riproduce fedelmente i toni delle foto originali realizzate con il processo di stampa al platino.

15 x 17 cm - 24 pp. - ISBN 88-7158-085-0 - Euro 16,00

Grand Cru

Le edizioni Pulcinoelefante per la Galleria l’Affiche

Il volume presenta 57 librini editi dal “Pulcinoelefante” di Alberto Casiraghi, opera di 57 poeti e di 57 artisti per la mostra tenutasi alla galleria l’Affiche di Milano.

14,5 x 21 cm - 142 pp. - ISBN 88-7158-099-0 - Euro 18,00

Paolo Guidotti

I cento colpi

Un catalogo con le immagini di trentadue oggetti-scultura, trentadue bersagli del mondo magico di un artista che si muove tra Luna Park dell’infanzia, giardini zoologici e tirassegni della memoria.

15 x 17 cm - 24 pp. - ISBN 88-7158-0295-X - Euro 16,00

Giuseppe Pino

Jazz, amore mio

– Miles arrivò nel mio studio di New York con la moglie e due guardie del corpo... Lo feci sedere e dissi al mio assistente di detergergli il sudore con un kleenex... lui guarda l’assistente e, gelido, gli fa anche se continui fino a domani, il nero, non viene via...

Da almeno 25 anni le fotografie del mondo jazzistico di Giuseppe Pino sono considerate dei classici. I trentanove ritratti qui riprodotti ne rappresentano un saggio significativo.

Giuseppe Pino, fotoreporter dal 1962 al 1975, dal 1976 divide la sua attività per circa un decennio tra Milano e New York,dedicandosi essenzialmente al ritratto.

12 x 12 cm - 48 pp. - ISBN 88-7158-030-3 - Euro 15,00

Quaderno per un alfabeto

Tutto è cominciato da un gioco con l’alfabeto ebraico svolto dagli allievi della scuola elementare ebraica "Colonna e Finzi" di Torino: – Inventate anche voi un alfabeto figurato e disegnatene le lettere –. Le policromie dei disegni infantili sono corredate dal testo ebraico, inglese e spagnolo, per agevolarne la lettura nelle scuole ebraiche di tutto il mondo.

«"Tet è una strana figura di pagliaccio..." e dunque è un "tetagliaccio". Sain invece è "un indiano che vola su una coperta magica tenuta su dal fumo". Scin è il "candelabro di chi ha pochi soldi" e Ain "il diavolo", ma può anche essere "una grande arpa suonata da un signore su una barca". I poetici disegni che illustrano le lettere ebraiche sono accompagnati da annotazioni in quatto lingue: oltre all’italiano, l’ebraico, l’inglese e lo spagnolo, per cui Mem "is a freeway on the moon" e Tav "es un señor todo retorcido"».

24 x 28 cm - 40 pp. ill. a colori - Euro 18,00

 

Guido Scarabottolo

Disegni notturni

«Lavorava di notte, al quinto piano senza ascensore, una fatica andare a vedere. Chino a terra sui grandi fogli bianchi.
Lì per lì, non è rimasto chiaro a nessuno il senso di queste caffettiere... Le caffettiere, dice lui, vanno lette dalla più complicata alle più semplici e le più semplici, forse, sono quelle in cui il paesaggio fuori delimita un campo bianco, a forma di caffettiera appunto» (dalla Prefazione di A. Mei Gentilucci).

Diciannove riproduzioni di originali in acquaforte, serigrafia, matita, con un unico soggetto: la caffettiera.

15 x 17 cm - 48 pp. - ISBN 88-7158-014-1 - Euro 16,00

Alf Schneditz
Borje Tobiasson

Nella camera oscura

“No, non posso dire niente al proposito. Anche se mi fa vedere mille foto io non posso dire niente. Non dico niente. Certo, ognuna di queste fotografie avrà la sua storia, ha ragione Lei. Ma io, non le conosco queste persone.”

“... queste fotografie, dove le ha prese? Sono le sue, di famiglia? E chi le ha fatte? Un fotografo? Sa che i fotografi pensano di dare la verità, semplicemente perché fanno vedere ciò che vedono loro? L’obiettivo è oggettivo, dicono.”

“Le brume che avvolgono i primordi della fotografia non sono fitte quanto quelle che gravano sopra le origini della tua esistenza, candidato! Anche tu, come le fotografie, vieni dalla camera oscura e un giorno o l’altro ci tornerai! Come ti permetti di parlare e di straparlare di fronte a quelle fotografie?! Sei caduto nella trappola, pensavamo che fossi più furbo, invece no.”

Un fotografo e uno scrittore intrecciano i loro racconti di fotografie e parole, confrontandosi e riferendosi l’uno all’altro in un rimando tra immagine e testo che rende il libro leggibile da tanti punti di vista possibili e attraverso vie diverse e a volte inconsuete.

17 x 15,5 cm - 128 pp. - ISBN 88-7158-113-X- Euro 18,00

Alberto Moshe Somekh (a cura di)

Kal Le-Rosh. Il Seder di Rosh HaShanah secondo il Minhag della comunità di Cuneo

Il libro raccoglie una testimonianza dell'antico rito provenzale del Seder di Rosh HaShanah da alcuni manoscritti ritrovati nella Sinagoga di Cuneo, città in cui è documentata una presenza ebraica dall'inizio del XV secolo e che nel corso del Cinquecento vide l'arrivo e l'insediamento di ebrei provenienti dalla Provenza; questi manoscritti raccolgono non soltanto i testi (alcuni di essi documentano una tradizione particolare legata alla geografia e alla storia di questa zona, che conserva gelosamente un passato ebraico glorioso: il minhàg - la consuetudine o tradizione locale -provenzale) che si recitano in occasione degli "assaggi" augurali delle sere di Rosh HaShanah secondo l'uso cuneese: in particolare uno di questi testi, di notevole interesse per il pubblico in genere e non semplicemente una ristretta cerchia di dotti, èrelativo al Seder di Rosh haShanah secondo il nùssach (versione) particolare della Comunità di Cuneo. Esso è intitolato Kal le-Rosh da un’espressione dei Pirkè Avòt (‘sii lesto fin dall’inizio’: 3,12).

Alberto Moshe Somekh, rabbino, si è laureato in Lettere Classiche presso l’Università Statale di Milano, discutendo una tesi sulle antiche traduzioni aramaiche della Bibbia. Ha svolto un anno di perfezionamento in studi talmudici presso la Yeshiva University di New York. Ha pubblicato diversi articoli ed alcuni volumi nel campo della linguistica, oltre che in quello della divulgazione, e collabora a ricerche sul patrimonio culturale ebraico in Italia. Silvio Zamorani eidore ha pubblicato: “Temune Khol. Il VeTashlikh di Rosh haShanah secondo il Minhag della Comunità di Cuneo” (2005), “Or ha-Chammah. Ordine della Birkat ha-Chammah [Benedizione per il Sole] secondo il ms. Mondovì” (2008) e “Miele dei favi” (2012).

12 x 17 cm - 64 pp. - ISBN 9788871581057 - Euro 10,00

Alberto Moshe Somekh (a cura di)

Kal Le-Rosh. Il Seder di Rosh HaShanah secondo il Minhag della comunità di Cuneo

Dai manoscritti conservati nella Ghenizah della Sinagoga di Cuneo emerge un testo particolare anche per la cerimonia del VeTashlikh che avviene nel giorno di Rosh haShanah, quqando dopo pranzo gli ebrei ci si recano lungo un fiume, in memoria del Sacrificio d’Isacco, a “gettare” nel profondo delle acque i peccati affinché non riaffiorino mai più alla mente. In occasione di tale minhag oltre a “gettare” simbolicamente nell’acqua i peccati nel Giorno del Giudizio, come recitano i versetti profetici al centro del testo, vi si invocano la Protezione Divina e la fecondità. Il libro riporta il testo ebraico del VeTashlikh assieme alla sua traduzione integrale in italiano.

Alberto Moshe Somekh, rabbino, si è laureato in Lettere Classiche presso l’Università Statale di Milano, discutendo una tesi sulle antiche traduzioni aramaiche della Bibbia. Ha svolto un anno di perfezionamento in studi talmudici presso la Yeshiva University di New York. Ha pubblicato diversi articoli ed alcuni volumi nel campo della linguistica, oltre che in quello della divulgazione, e collabora a ricerche sul patrimonio culturale ebraico in Italia. Silvio Zamorani eidore ha pubblicato: “Kal Le-Rosh. Il Seder di Rosh HaShanah secondo il Minhag della comunità di Cuneo” (2002), “Or ha-Chammah. Ordine della Birkat ha-Chammah [Benedizione per il Sole] secondo il ms. Mondovì” (2008) e “Miele dei favi” (2012).

12 x 17 cm - 64 pp. - ISBN 9788871581385 - Euro 10,00

Alberto Moshe Somekh

Miele dei favi

È raccolta nel libro una serie di Derashot (sermoni) e articoli concernenti i Giorni Penitenziali. L’argomento di questi scritti è la Teshuvah, il pentimento, concetto base dell’etica ebraica. La Torah d’Israel crede profondamente nella capacità rigenerativa dell’Uomo dai suoi errori. È un processo antico più del mondo stesso – affermano i Maestri – e perciò fondamento della Creazione medesima. Non è un caso che la festa di Rosh ha-Shanah (Capodanno) sia da un lato il primo dei Dieci Giorni della Teshuvah, dall’altro l’anniversario della Creazione dell’Uomo.

Dall’indice:

Introduzione

El male’ rachamim: accadde in Germania 900 anni fa
Senza unità non c’è progresso, ma senza progresso non c’è unità
Chi salva dall’assimilazione anche un solo ebreo è come se avesse salvato l’intero popolo ebraico
L’eredità della comunità
La “Purpisa”: un Minhag di buon augurio
Voler innovare ad ogni costo può essere una rinuncia alla propria autenticità
Sostenere il nostro ebraismo
Tishrì: il mese dei “saldi”
Spirito di sacrificio, spirito di azione
Teshuvah (pentimento), Qedushah (santità) e ‘anavah (umiltà)
Il giro del mondo in 80 giorni
“Ti ho allungato misericordia”: rilanciare la famiglia ebraica
Più in alto, più in alto
Il merito di una sacra intenzione
La sensibilità di Sarah
Se Rosh ha-Shanah cade di Shabbat
Autodefinizione
Stilli come pioggia il mio insegnamento…
Teshuvah: rigenerazione nel segno dell’unità
L’orecchio e la bocca
Ideale e partecipazione
Più alta è la personalità, maggiore impegno richiede la Teshuvah
Padre, padre!

Indice degli argomenti

Alberto Moshe Somekh è nato a Milano da famiglia di illustri tradizioni rabbiniche. Ha studiato presso le Scuole della Comunità Ebraica di Milano, il Collegio Rabbinico e la Facoltà di Lettere dell’Università Statale di Milano, laureandosi cum laude in Filologia Aramaica. Successivamente ha studiato presso la Yeshiva University di New York, che gli ha conferito un dottorato rabbinico nel 2002. È stato Rabbino a Bologna dal 1986 e dal 1993 è Rabbino a Torino. Attualmente svolge un incarico di insegnamento in Studi Ebraici presso il Liceo Ebraico (studenti avanzati) e la Scuola Rabbinica di Milano. Ha pubblicato diversi libri e articoli di studi ebraici e partecipa a ricerche sul patrimonio ebraico in Italia.

15 x 21 cm - 90 pp. - ISBN 9788871581965 - Euro 18,00

 

Segni equivoci

Francesca Ghermandi, Franco Matticchio, Lorenzo Mattotti, Fabián Negrín, Spider, Gianluigi Toccafondo

Catalogo della mostra Castiglioncello, 20 luglio - 14 settembre 1997

A cura di Adriano Mei Gentilucci e Giorgio Quinto. Presentazione di Goffredo Fofi

«Segni equivoci, cioè anche sospetti, sospettabili, non univoci; segni "ambigui", cioè a più facce, e anche, come dicono i dizionari, che non danno affidamento? ... Molte cose legano tra loro questi artisti, queste opere. Alcune sono evidenti e immediate; altre nascoste e confuse... È il loro progetto a essere equivoco, o ambiguo, allora? Può darsi, perché è il progetto di noi tutti a esserlo, oggi. Ma sicuramente questi artisti sanno bene l’impasse di civiltà in cui essi e noi tutti ci troviamo costretti, e la difficoltà a trovare una via d’uscita per tutti, o anche per pochi, fuori dal dialogo irrequieto con l’epoca, a partire dai propri mezzi e dalla difesa dei propri spazi» (dalla Presentazione di G. Fofi).

12 x 16,5 cm - 125 pp. - ISBN 88-7158-061-3 - Euro 16,00

Silvio Zamorani editore

CORSO S. MAURIZIO, 25 - 10124 TORINO ITALY - TEL. (+39) 011 8125700 - FAX (+39) 011 8126144

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